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6' di lettura

Il Covid-19 ha messo in disordine il mondo. Ma non solo, ha ampliato il tempo e rimpicciolito lo spazio, ha invertito paradigmi e accelerato nuove modalità organizzative. Soprattutto nel mondo sanitario. 

Ma quale è stata la portata di tale crisi? A misurare la situazione e a dare una risposta è l’Associazione AMICI Onlus, che durante il picco dell’emergenza sanitaria ha condotto, con un questionario ad hoc, una ricerca sull’esperienza sanitaria.

In collaborazione con Cittadinanzattiva, ha infatti indagato il tipo di assistenza sanitaria ricevuta dai pazienti a fronte dell’emergenza per ricostruire il patient journey e le aree di soddisfazione e insoddisfazione.

Cosa sta succedendo? Qual è l’impatto legato all'assistenza sanitaria che si è venuto a creare? Queste sono solo alcune delle domande che hanno ottenuto 3700 risposte.

 

In questo articolo parleremo di:

 

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La ricerca di AMICI Onlus e Cittadinanzattiva

Molte sono state le domande al centro della ricerca di AMICI Onlus, l’Associazione Nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell'Intestino, che aiuta i pazienti che soffrono di MICI, e di Cittadinanzattiva. Da quelle legate all'informazione a quelle che riguardano la prevenzione, quelle che hanno messo al centro i provvedimenti, le regole di comportamento, le raccomandazioni e le norme sanitarie fino a richiedere pratiche specifiche, come lo stato dei casi e i numeri dell'epidemia in Italia o dove scaricare il modulo dell'autocertificazione.

Al centro un solo argomento: il Covid-19.

 

La pandemia da Covid-19 ha colto di sorpresa non solo la popolazione sana e, ancor di più, quella con patologie croniche, ma anche la comunità medica che ha imparato, in corso d’opera, le molteplici implicazioni cliniche dell’infezione. Basti pensare che siamo passati da una patologia infettiva prevalentemente respiratoria ad una sindrome sistemica con ampio coinvolgimento anche del tratto gastro-enterico.

 

 

Il caotico accavallarsi delle informazioni, tutte discusse pubblicamente sui media prima che nel circuito medico, ha ulteriormente aumentato la confusione e l’ansia dei malati cronici. Infine, dal punto di vista dell’organizzazione sanitaria, molti centri dedicati alle IBD hanno dovuto profondamente rivedere la propria organizzazione limitando le

loro prestazioni alle urgenze per evitare di sovraffollare gli ospedali e prestando i propri medici nel prendersi cura dei pazienti COVID-19 positivi.

Fernando Rizzello - Componente del Comitato Medico Scientifico AMICI Onlus

 

Ihealthyou_covid-assistenza

 

I risultati dello studio

3700 sono le risposte ottenute da AMICI Onlus e Cittadinanzattiva in merito alla questione del Coronavirus e dell'assistenza sanitaria ricevuta a fronte dell’emergenza.

Cosa emerge dalla ricerca?

  • Solo il 4% degli intervistati ha fatto il tampone. Di queste risposte emerge anche che il tampone è stato effettuato presso strutture ospedaliere (51%), presso la ASL (29%) e presso strutture territoriali/ambulatoriali (20%);
  • Il 16% ha riscontrato difficoltà nel contattare gli enti addetti;
  • Il 28% delle persone intervistate riporta la preoccupazione di aver contratto il Coronavirus, senza essere stato sottoposto al tampone. Soprattutto perché il 37% delle risposte rivela di conoscere persone, vicine alla propria quotidianità, risultate positive;
  • Solo all’1% degli intervistati è stato individuato il Covid-19. Tra i positivi, solo 1/5 dei casi è ricorso ad un ricovero ospedaliero, durato nella media non più di 8 giorni. Nella maggior parte dei casi è bastata l’assistenza domiciliare gestita attraverso il proprio Medico di Base, sempre in un contatto telefonico.
La ricerca e la pandemia ha confermato la centralità di alcuni aspetti fondamentali. Quali? Il ruolo del Medico di Base, dell’assistenza domiciliare e della rete di assistenza territoriale per garantire qualità e continuità di cura ai cittadini e pazienti.

 

Sono anni che la nostra organizzazione anche insieme ad AMICI, indica l’assistenza territoriale come una delle maggiori criticità segnalate dai pazienti su tutti il territorio. Negli ultimi anni è costantemente la seconda voce più segnalata e il dato è in continua crescita. Il periodo di emergenza che ha colpito il nostro Paese a causa della pandemia non ha fatto altro che confermare questa carenza. È sempre più urgente costruire una sanità che deve essere pronta, con le giuste risorse sia economiche che umane, in grado di gestire i pazienti sul territorio in maniera uniforme.

Antonio Gaudioso - segretario generale di Cittadinanzattiva

 

Infine un'altro aspetto importante analizzato all'interno della ricerca sono le indicazioni educative e igieniche ricevute dai pazienti. Cosa si evidenzia? Le procedure sono state basiche e parziali, incentrate sulle indicazioni comunicate dall'OMS e dal Ministero della Salute, ossia a tutte quelle prassi legate all’igiene delle mani, a mantenere il distanziamento fisico, la gestione dei rifiuti, il lavaggio delle superfici e degli indumenti. Pratiche adottate anche per coloro che sono risultati “positivi” da Covid-19 e che hanno gestito la malattia a domicilio. 

 

lavaggio mani

Le proposte strategiche per le Istituzioni nazionali e regionali

 

La pandemia ha messo alle corde il nostro sistema sanitario, soprattutto a livello territoriale. Ora è il momento di decidere prima come vogliamo riformarlo, in quale rapporto deve essere con il sistema ospedaliero, quanti investimenti servono e solo dopo potremo decidere come finanziare la riforma. Senza un progetto chiaro si rischia di sprecare risorse senza arrivare a risultati tangibili per i pazienti.

On. Rossana Boldi - Vicepresidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera.

 

Per questo motivo e grazie alla ricerca svolta, AMICI Onlus e Cittadinanzattiva, offrono, grazie ai dati raccolti, lo spunto per evidenziare l'importanza e la necessità di investire sull’assistenza territoriale nazionale.

 

È quanto mai fondamentale una rete di assistenza territoriale che garantisca qualità e continuità di cura ai cittadini, soprattutto alle fasce più fragili.

 

L'emergenza sanitaria da Covid-19 ha offerto ed evidenziato l'occasione di quanto sia importante avviare processi digitalizzati per semplificare le procedure e per facilitare l’accesso ai servizi medici. 

Per questo motivo, già qualche settimana fa, Cittadinanzattiva, assieme a diverse associazioni di malati cronici e da uno schieramento politico bipartisan, ha presentato in Parlamento una proposta di rafforzamento dell’assistenza domiciliare integrata. 

Oltre a questa proposta di carattere generale, è stato creato anche un elenco di proposte specifiche da inserire nell’agenda politica, regionale e nazionale, per il rilancio del SSN che abbia al centro i cittadini e i pazienti. Quali sono?

  • Delocalizzare le terapie. Cosa vuol dire? Favorire la somministrazione di farmaci al di fuori degli ospedali, precedentemente valutata dal medico specialista, utilizzando il domicilio del paziente o le diramazioni territoriali delle ASL/ASST;
  • Rinnovare i piani terapeutici. Ha l'obiettivo di semplificare l’iter di rinnovo dei piani terapeutici per i pazienti cronici, attraverso la possibilità di rinnovi terapeutici di durata più ampia o utilizzando canali alternativi - ad esempio la telemedicina o l’invio telematico dei documenti clinici utili - per evitare la ripetizione di esami già effettuati in altra regione;
  • Distribuzione dei farmaci. Questa soluzione propone di semplificare il più possibile le procedure con cui i malati cronici e rari ottengono i farmaci e i presidi sanitari, solitamente distribuiti nelle strutture pubbliche, di favorire e agevolare la consegna al domicilio di farmaci e presidi sanitari. Come? Stipulando partnership e protocolli anche con enti del terzo settore, attraverso l’attivazione di programmi di supporto al paziente;
  • Ricetta elettronica. L'obiettivo? Superare i limiti della digitalizzazione dei farmaci e delle visite, favorendo anche l’invio per posta elettronica delle ricette, su tutto il territorio italiano; 
  • Telemedicina. Investendo in piattaforme informatiche omogenee tra gli ospedali e i presidi territoriali, tale strumento ha l'obiettivo di garantire la continuità delle cure - sia per controlli che consulti - e la gestione dei pazienti al domicilio. Non solo, essa permette di rispondere ad una delocalizzazione delle cure in modo efficace, efficiente e sicuro;
  • Fascicolo sanitario elettronico. Come? Avviando procedure di semplificazione di accesso al FSE, avviando azioni di informazione ed educazione alla cittadinanza e consolidando le infrastrutture tecnologiche, per permettere l’interoperabilità e lo scambio dei dati.

 

Noi di Ihealthyou siamo felici di poter di dar voce, valore e visibilità a questo studio svolto dall'Associazione AMICI Onlus e da Cittadinanzattiva.

 

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