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Dalla bulimia si può guarire?

Scritto da Dott.ssa Giuliana Lobascio | 27-lug-2022 7.00.00

3' di lettura

Si può guarire dalla bulimia?

Certo che si può guarire dalla bulimia, certo che si può guarire dai disturbi del comportamento alimentare.
Chiederci se ci siano dei metodi specifichi equivarrebbe a chiederci se si possano
utilizzare degli stratagemmi utili ad aggirare l’ostacolo. Un po’ come cercare dei trucchetti magici in un mondo in cui la magia non consente di far sparire un mostro!

Al di là dei singolari approcci psicoterapeutici che prevedono specifiche tecniche, come
per esempio quelli di stampo cognitivo comportamentale o breve strategico che utilizzano
dei “compiti” o dei “paradossi” lavorando direttamente sul “sintomo”, quindi
sull’espressione manifesta del disagio, è rischioso pensare che ci possano essere delle
“cose” che facciamo o delle “parole” che utilizziamo tali da eliminare le abbuffate, il vomito,
le restrizioni, il digiuno, l’utilizzo di lassativi, l’iperattività , ecc.

Mi è capitato spesso di vedere durante il mio lavoro clinico con le persone che seguo
come ad un certo punto i meccanismi tipici dell’anoressia, virassero lasciando spazio a
quelli tipici della bulimia.
A titolo esemplificativo, non perché lo sia, ma per una maggiore chiarezza, è possibile che,
ad un certo punto, il controllo estremo ceda il posto alla perdita di controllo. Ecco la
comparsa di abbuffate, l’impossibilità di tollerarle e la conseguente ricerca di un “metodo”,
un “modo” per “rimediare”.


C’è bisogno di mettere tutto a posto, di negare ciò che è stato, di mettere a tacere quelle “voci” ingiuriose e crudeli che aumentano ed amplificano il senso di colpa. Ecco “il trucchetto magico” maggiormente utilizzato: il vomito autoindotto.

Iperattività. Vomito. Digiuno. Ancora Vomito.

La salvezza, la possibilità di espiare tutti i mali, il Sacro Graal che consentirà di mangiare
ma di non prendere peso, di continuare indisturbati.

La bulimia è però un disturbo del comportamento alimentare.
E’ ingestibile, è incontrollabile, anche se, soprattutto nelle fasi iniziali del disagio, così
come accade per l’anoressia, si è convinti di poterla controllare e che si “smetterà quando
vorrà”.
La bulimia (scopri di più su sintomi, diagnosi e molto altro all'interno della voce del Dizionario della Salute) si configura come un sollievo, un sollievo momentaneo.
E’ la possibilità di staccare la spina dal mondo che va troppo veloce, dalle emozioni, dalle
giornate pesanti, dalla solitudine, dal conflitto, dalla vita che si vorrebbe ma che non si ha.
Una pausa dal vuoto e dal dolore che però ha un caro prezzo.

Il conto presentato è alto, non è possibile saldarlo in solitudine, da soli.

C’è bisogno di essere aiutati, c’è bisogno di trovare il coraggio di chiedere aiuto.
Si può uscire dalla bulimia, si può smettere di vomitare, ma non lo si può fare senza
comprende cosa sia accaduto, cosa si sia incrinato, cosa si sia rotto.
Non si può guarire se non ci si prende cura del dolore seppellito, se non lo si comprende,
se non lo si affronta.
C’è bisogno allora di intraprendere un percorso di psicoterapia, meglio se ci si affida ad
un’equipe multidisciplinare. Il presupposto fondamentale è potersi sentire accolti, poter
sentire che è possibile fidarsi dei professionisti, mettersi a lavoro.

Dall’altra parte, c’è bisogno di delicatezza ed empatia nell’interagire con chi soffre di
bulimia o di qualsiasi altro disagio.

E’ possibile che non si riesca a comprendere del tutto le dinamiche tipiche del disagio, ciò
non toglie che sia possibile informarsi, domandare, chiedere aiuto.
Assolutamente evitare di sottolineare gli errori o giudicare le emozioni altrui, sminuendole
o negandole.
Bisogna allontanarsi dallo sguardo severo e dalle parole giudicanti, dalla rabbia e dalla
vergogna. Non c’è nulla da nascondere, nulla di cui vergognarsi, nulla da stigmatizzare.