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8' di lettura


Era la fine di gennaio 2020. Allora non sapevamo cosa sarebbe accaduto da lì a poche settimane. 

Tutto ebbe inizio dal “ground zero”, il mercato del pesce nel pieno centro di Wuhan, dove per la prima volta il virus è stato individuato e ha infettato le prime persone tra venditori e clienti.

Quello che ormai in Cina si iniziava a chiamare 2019-nCoV, virus facente parte della famiglia dei coronavirus, e che il resto del mondo osservava da spettatore arrivò a sconvolgere anche l’Italia.

Sembrava un caso di polmonite isolato, lontano. Poi, invece, diventò l’Italia il primo epicentro del virus

Gli ospedali in Lombardia iniziarono a riempirsi e il 23 febbraio venne annunciata la prima zona rossa d'Europa in 11 comuni tra Lombardia e Veneto, scatenando un effetto domino inarrestabile. 


Un anno dopo dall’inizio della pandemia ci sembra ancora più difficile volgere lo sguardo al passato. Abbiamo in mente solo immagini drammatiche che, quando riaffiorano alla mente, ci lasciano paralizzati. Forse perché siamo ancora in gran parte dentro a questa storia che continua ad andare avanti. Ciò che resta da fare è avere speranza e continuare a rispettare le norme di sicurezza per contenere il virus e far fronte alle nuove varianti.

Qui una cronistoria degli eventi che hanno segnato il 2020

 

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A che punto siamo oggi? In questo articolo parleremo di:

 

Alcuni dati dall'inizio della pandemia

Secondo i dati relativi all’epidemia da COVID-19 condivisi dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’inizio della pandemia, in Italia, sono stati registrati 2.736.238 casi di cui 118.879 tra gli operatori sanitari.

In totale 2.071.757 persone sono guarite mentre il 3,4% dei malati è deceduto.

Inoltre, l’età media dei casi risulta ad oggi pari a 48 anni d’età e sono le donne ad essere più colpite, per una percentuale pari al 51,6%.

I dati rivelano che non tutte le persone positive al Covid-19 hanno manifestato sintomi gravi, anzi nella fascia d’età tra i 0-49 anni vi è una prevalenza maggiore di casi asintomatici e di forme lievi

La situazione inizia a complicarsi nella fascia d’età tra i 50 e i 90 anni dove lo stato clinico diventa più severo e critico portando molto spesso alla morte.

* Dati aggiornati al 18 febbraio

 

Vaccini in Italia


La campagna vaccinale anti-covid è iniziata a fine dicembre 2020 ed è divisa in 4 fasi indicate dal governo:


  PLATEA VACCINO INDICATO
FASE 1
  • Personale sociosanitario + Rsa
  • Persone over 80 anni
Pfizer/ Moderna
FASE 2
  • Persone estremamente vulnerabili (a prescindere dall’età)
  • Anziani tra 75 e 79 anni
  • Anziani tra 70 e 74 anni
  • Persone vulnerabili under 70
  • Persone tra 60 e 69 anni che non presentano rischi specifici
  • Persone tra 55 e 59 anni che non presentano rischi specifici
Pfizer/ Moderna
FASE 3
  • Personale scolastico ed universitario
  • Forze Armate di Polizia
  • Penitenziari
  • Luoghi di comunità
  • Altri servizi essenziali
Astrazeneca
FASE 4 Resto della popolazione In funzione della disponibilità

 


Con l'arrivo di AstraZeneca e l'indicazione da parte di Aifa di un suo utilizzo preferenziale per la fascia di età 18-55 anni, a inizio febbraio 2021 il piano vaccini anti Covid è stato aggiornato:

  • La Fase 1 e la Fase 3 procederanno insieme attraverso due percorsi paralleli
  • I vaccini Pfizer e Moderna verranno utilizzati per i soggetti fragili e più anziani, mentre il vaccino AstraZeneca per i soggetti tra i 18 ed i 55 anni, già da febbraio.

Attualmente sono 1.308.947 le persone vaccinate (ovvero i soggetti a cui è stata somministrata la prima e la seconda dose del vaccino) su un totale di 3.208.254 di somministrazioni effettuate e 4.066.120 dosi di vaccino disponibili.

A portare avanti la campagna vaccinale ad un ritmo sostenuto è sicuramente la P.A. Bolzano che ha provveduto alla somministrazione del 90,9% delle dosi di vaccino previste per i suoi abitanti. Procede, invece, ad un passo più lento la Liguria che con un totale di dosi consegnate pari a 126.890, ad oggi, ha vaccinato 82.581 persone, seguita dalla Calabria (65,2% di somministrazioni effettuate) e dalla Sardegna (69% di somministrazioni effettuate).

* Dati aggiornati al 18 febbraio

Qui puoi trovare tutti i dati aggiornati sull’avanzamento delle somministrazioni di vaccini anti covid-19

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Campagna vaccini: un punto sulla situazione globale

La vaccinazione di massa nel mondo continua a ritmi serrati. Prima fra tutte la Gran Bretagna dove, a Londra, si è superata la soglia delle 15 milioni di persone che hanno ricevuto almeno una dose, raggiungendo così l'obiettivo di coprire entro il 15 febbraio le prime quattro fasce di rischio con almeno un'inoculazione.

A seguire gli Usa dove il numero di americani che ha ricevuto almeno una dose del vaccino ha superato da qualche giorno quello dei contagiati e la media giornaliera è di un 1.368.000 di dosi inoculate. Questi dati fanno sperare che la promessa fatta da Joe Biden di vaccinare 100 milioni di persone entro i primi 100 giorni dall'insediamento sia effettivamente raggiungibile, con addirittura un mese d’anticipo.

Infine, anche Israele prosegue incessantemente: su 9 milioni di abitanti, sono quasi 6,4 milioni le dosi somministrate. Il 42,8% dei cittadini ha ricevuto la prima dose mentre il 27,7% entrambe.

 

laboratorio_ricerca_vaccino_covid19

L’arrivo delle varianti del Regno Unito, del Sud Africa e del Brasile


Nonostante l’accelerata della campagna vaccinale, la pandemia è ancora forte e non può essere presa sottogamba. A spaventare sono ora le varianti del virus che si stanno diffondendo con maggiore trasmissibilità.

Si sa infatti che, al fine di garantire la propria sopravvivenza, tutti i virus tendono a mutare nel tempo in modo tale da eludere i diversi livelli di protezione che gli organismi mettono in atto e che comporterebbero la scomparsa del virus stesso.

Attualmente sono documentate tre varianti principali del virus Sars-Cov-2: la variante del Regno Unito, del Sud Africa e del Brasile.

Mutazioni del virus Sars-CoV-2 sono state osservate in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia ma, mentre la maggior parte delle varianti finora individuate non ha avuto un impatto significativo, le varianti inglese, africana e brasiliana sono diventate motivo di preoccupazione e devono essere monitorate con attenzione.


In particolare, i ricercatori hanno potuto notare una particolare mutazione, chiamata D614G, condivisa da tutte e tre le varianti che sembra garantire al virus la capacità di diffondersi più facilmente e rapidamente il che può portare ad un aumento dei casi di Covid-19 con conseguente messa a dura prova delle risorse sanitarie dato l’aumento potenziale di ricoveri e decessi.

Gli istituti di ricerca stanno quindi continuando a svolgere studi, comprese le analisi genetiche virali, al fine di comprendere come le modifiche al virus potrebbero influenzare il modo in cui si diffonde e cosa succede alle persone che ne sono infette. 

Da qui l’appello di Ursula Von der Leyen ai laboratori per formare alleanze al fine di preparare dei vaccini di "seconda generazione".

La diffusione di queste varianti può avere quindi un impatto estremamente rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguata. È per questo motivo che Andrea Ammon, direttrice del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) avverte che:

La situazione è molto preoccupante. Se non vengono mantenute o addirittura rafforzate le misure, nei prossimi mesi potrebbe esserci un aumento significativo dei casi e dei decessi. 

Andrea Ammon, direttrice del Centro europeo per il controllo delle malattie



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