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9' di lettura

Abbiamo assistito lo scorso 25 settembre alla conferenza "Il futuro del settore Long Term Care: prospettive dai servizi, dai gestori e dalle policy regionali", durante la quale è stato ufficialmente presentato il "Rapporto dell'Osservatorio Long Term Care del CERGAS SDA Bocconi", redatto in collaborazione con Essity Italia. La ricerca si pone in continuità con il rapporto precedente, incentrato sulle possibilità di innovazione all'interno del settore Long Term Care. 

 

Il settore Long Term Care

Ma di cosa parliamo? E perché è così importante affrontare questo argomento? Long Term Care è un termine ombrello che abbraccia tutta quella serie di servizi rivolti alle persone over 65 non autosufficienti, compreso tutto quelli mirati a soddisfare fabbisogni non legati all'assistenza. 

Parlarne diventa sempre più urgente: potrebbe infatti diventare una realtà economica e sociale assolutamente di primo piano in un Paese come l'Italia, dove, nel 2019, la speranza di vita alla nascita tocca gli 83,1 anni. Si tratta quasi di un primato in Europa: l'Italia risulta seconda solo alla Spagna, dove l'aspettativa di vita raggiunge gli 83,4 anni, e precede nazioni come Francia, Svezia, Austria e Olanda.

A questo dato si aggiunge un altissimo indice di vecchiaia (il rapporto tra la popolazione over 65 anni e la popolazione di 0-14 anni, moltiplicato per 100) che nel 2018 era di 168,9. Il dato, unito ad un significativo decremento del tasso di fecondità, rivela uno sbilanciamento della proporzione tra giovani e anziani, con una costante crescita del numero di questi ultimi. Quella anziana attualmente costituisce infatti un'importante fetta della cittadinanza: parliamo infatti del 22,3% della popolazione italiana totale. Si tratta del dato più alto d'Europa in merito.

Iniziative come quella del CERGAS Bocconi offrono dunque nuove prospettive e possibilità di intercettare un trend che offre grandi potenzialità di innovazione ed evoluzione nel corso dei prossimi anni. Gli obiettivi del Rapporto, dunque, oltre a diffondere conoscenza di un settore ormai impossibile da ignorare, sono quello di fornire un quadro il più aggiornato e dettagliato possibile delle sue caratteristiche, indagare il possibile impatto che lo sviluppo del settore assicurativo potrebbe avere sul settore LTC, analizzare le attività delle regioni italiane in merito e indagare le possibilità di innovazione dal punto di vista dei gestori e delle aziende.

Seguendo dunque questi "target", il rapporto si struttura dunque attorno a questi temi:

1. Dalla Silver Economy al settore LTC in Italia: dati, sviluppo e tendenze in atto

2. Nuovi attori nel settore: il comparto assicurativo nell'offerta LTC

3. Prospettiva dei policy makers: quali temi stanno proponendo le regioni ed i provider dei servizi?

4. Un quadro complessivo del Long Term Care in Italia: prospettive per il futuro

 

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Dalla Silver Economy al settore LTC in Italia: dati, sviluppo e tendenze in atto

In primo luogo è necessario fare chiarezza su questo punto: non bisogna sovrapporre completamente i termini Silver Economy e Long Term Care.

Secondo la definizione della Commissione Europea, con il primo si intende infatti un insieme di servizi e prodotti destinati alla platea over 50, nonché la somma delle attività economiche legate all’invecchiamento della popolazione e alle sue esigenze specifiche. All'interno di questo settore più ampio si inserisce dunque quello LTC, destinato a persone con limitazioni motorie, funzionali o comunicative, una definizione che copre impedimenti all'autosufficienza relativi ad una costrizione a letto o in casa, alla difficoltà nel compiere azioni del quotidiano o a problemi di vista, udito e parola. 

Qual è la novità strutturale portata dal LTC, dunque? Quella di svincolare l'invecchiamento della popolazione da una percezione di burden of care e di avvicinarlo a quella di risorsa positiva per il mercato di riferimento: l'allungamento della vita media rappresenta infatti una ricchezza e un'opportunità. Un'indagine dell'OCSE sul reddito medio equivalente degli over 65 mostra infatti che questa fascia della popolazione italiana è passata dall'essere la più povera nel 2002 alla più ricca nel 2016, con un aumento progressivo di consumi sanitari, alimentari e residenziali.

Come si relazionano dunque Silver Economy e LTC? La Silver Economy comprende al suo interno un nucleo essenziale di servizi che potrebbe rispondere anche alle esigenze degli anziani non autosufficienti, dato che trova il suo spazio di applicazione anche nei seguenti ambiti: 

  • soluzioni abitative, come senior living e smart homes: la maggior parte degli over 60/65 vuole infatti rimanere in un contesto domiciliare e trascorre in casa la maggior parte del tempo;
  • soluzioni di e-health/ connected health, che sfruttano tecnologia, strumenti digitali e piani nutrizionali per prevenire, diagnosticare e monitorare disturbi patologici;
  • gestione del patrimonio immobiliare, della liquidità e del reddito della popolazione anziana: gli immobili in cui questa vive risultano in genere sovradimensionati rispetto alle sue esigenze ed il reddito di questa cresce rispetto a quello delle altre fasce della popolazione.

 

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A fronte inoltre di una stima di quasi 3 milioni di anziani non autosufficienti nel 2016, la rete di servizi pubblici riesce a soddisfare solo il 37% del bisogno sociosanitario. Non è un caso quindi che la risposta più importante sia quella delle badanti, che nel 2018 si stimava raggiungessero il milione, diffuso capillarmente sul territorio nazionale. 

Un altro importante punto di partenza emerge dal settore abitativo: nelle oltre 800.000 unità messe a disposizione dall'Edilizia Residenziale Pubblica il 43,8% degli inquilini è infatti over 65. Tuttavia, mentre in Paesi come il Regno Unito sono molto diffuse sperimentazioni legate a comunità di anziani che vivono in appartamenti condivisi, in Italia gli investimenti nel senior living sono ancora molto contenuti. La copertura di servizi residenziali sociali è inoltre pari allo 0,49% del bisogno e quella dell'Assistenza Domiciliare Integrata solo al 26,9%. 

 

Nuovi attori nel settore: il comparto assicurativo nell'offerta LTC

A fronte delle mancanze del welfare pubblico, una copertura assicurativa privata potrebbe in parte assorbire alcune delle problematiche che abbiamo individuato. Considerando che una forma di declino connessa all'invecchiamento sembra un epilogo tutt'altro che imprevedibile per la maggior parte degli italiani, è interessante notare come questo tipo di polizze, incentrate quasi sempre su limitazioni di tipo fisico, sembri quasi ribaltare il concetto popolare di rischio.

Attualmente esistono diverse opzioni assicurative legate al mondo LTC, con dinamiche piuttosto eterogenee. Alcuni fondi pensione (in genere fondi negoziali) offrono la possibilità di scegliere al pensionamento una rendita che raddoppia in caso di sopraggiunta insufficienza, mentre altri offrono polizze Long Term Care tra le cosiddette "prestazioni accessorie". Fondi sanitari possono erogare prestazioni LTC versando somme periodiche o uniche oppure coprendo le spese che dovrebbe sostenere l'aderente. Casse di previdenza sociale hanno invece previsto polizze che si attivano automaticamente per i propri iscritti, senza costi aggiuntivi, con il versamento di un assegno mensile, in caso di perdita di autosufficienza.

Oltre alle iniziative individuali, vanno inoltre menzionate le polizze collettive, acquistate da un datore di lavoro in favore dei propri dipendenti. Le assicurazioni LTC possono inoltre coprire un periodo limitato di tempo oppure rimanere attive vita natural durante.

In che modo l'ampliamento dell'offerta assicurativa potrebbe trasformare il settore della cura degli anziani? I vantaggi potenzialmente trasformativi di un'innovazione del mondo assicurativo potrebbero essere la garanzia di servizi più omogenei ed efficienti sul territorio italiano, con una presa in carico più globale e personalizzata sia per quanto riguarda l'offerta informativa e di counselling che per la filiera dei servizi. A questi elementi occorre però associare la necessità di un raccordo tra offerta pubblica e privata, per non creare welfare a più velocità e di un sistema uniforme sul territorio nazionale di regolamentazioni e di competenze.

Nonostante numerosi provider stiano orientando linee dei propri prodotti verso il mercato Long Term Care, fino al 2017 i dati raccolti mostrano ancora una scarsa diffusione delle polizze LTC in Italia. Al momento inoltre la maggior parte dell'offerta si focalizza su rimborsi e rendite piuttosto che su servizi assistenziali o sociosanitari. Rimane un interrogativo sugli sviluppi futuri dell'operazione: le assicurazioni si integreranno nell'offerta pubblica o ne diventeranno concorrenti?

 

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Prospettiva dei policy makers: quali temi stanno proponendo le regioni ed i provider?

Nessuna delle regioni sembra coprire la totalità del bisogno tra gli anziani autosufficienti, con percentuali che vanno dal 14% di tasso di copertura del Molise al quasi 80% del Veneto. La situazione, estremamente composita ed eterogenea, riflette le dinamiche del Sistema Sanitario Nazionale, normalmente frammentato tra le varie Regioni. Tra il 1 gennaio 2015 ed il 30 aprile 2019 quasi tutte, in modo quasi indipendente, sembrano tuttavia aver lavorato molto in termini di quantità e qualità delle proposte di assistenza agli anziani, attraverso leggi, decreti e bandi regionali.

Gli interventi (circa 369, registrati in 19 regioni della penisola) si concentrano principalmente sull'attuazione di strategie e sull'organizzazione di sistemi di assistenza ex novo oppure a partire da sistemi "acerbi", mentre la percentuale di provvedimenti mirati al cambiamento e all'innovazione di servizi già presenti si attesta intorno al 10%. 

I provvedimenti possono essere inoltre divisi in quattro ulteriori cluster, legati rispettivamente a supporti di tipo domiciliare, housing, assistenza diurna e residenziale e servizi di presa in carico e counseling. Le proposte spaziano da corsi di formazione per personale specializzato, a voucher, a sovvenzioni economiche per le famiglie, a sportelli di orientamento e sistemi agevolati di assistenza domiciliare.

In base ad una survey condotta nella primavera del 2019 tra i provider dei servizi, i miglioramenti dovranno però interessare quattro macro-temi finora solo sfiorati, come il couseling alle famiglie, finalizzato ad orientarle anche rispetto all'accessibilità delle risorse, l'integrazione tra pubblico e privato, finora interlocutori discontinui e l'implementazione dei servizi, soprattutto a domicilio. La gamma di servizi nelle reti di offerta del pubblico risulta infatti rigidamente normata: aprire la strada a sperimentazioni e flessibilità dei modelli tradizionali potrebbe incentivare l'integrazione tra pubblico e privato. Risulta inoltre necessario lavorare sull'integrazione della filiera.

Importantissimo notare però come, a seconda della regione, il peso dell'attività di cura gravi diversamente sulle spalle del nucleo familiare dell'anziano, sul sistema sanitario o su quello sociosanitario.

 

Un quadro complessivo del Long Term Care in Italia: prospettive per il futuro

La fotografia che risulta dai dati del Rapporto è quindi quella di un mercato dalle dimensioni colossali e dalle enormi potenzialità, in cui però gli interventi statali non riescono a fare una differenza significativa e in cui il ruolo centrale della cura informale (le badanti) si accompagna spesso ad un quadro poco regolamentato e mancante delle competenze assistenziali adeguate.

Interessante notare come il fenomeno del badantato sia riuscito a cambiare in maniera quasi irreversibile l'immaginario collettivo italiano rispetto alle forme di assistenza agli anziani: spesso nelle famiglie italiane non si riesce ad immaginare la possibilità di nessun'altra soluzione. L'evoluzione del settore sta però conducendo verso un intensificarsi di soluzioni parallele, anche se molto diversificato e difficile da seguire. Non è infatti possibile diagnosticare ad oggi quali saranno gli attori protagonisti del cambiamento, né verso quale direzione si muoverà l'innovazione del settore. 

Di fronte ad una tale complessità di dinamiche non è nemmeno univoco l'obiettivo dell'innovazione ricercata: verranno promosse soluzioni per il domicilio? Per la residenzialità? Per la prevenzione? 

I segnali del mercato sembrano indicare la necessità di un investimento strutturale nella ricerca e sviluppo, soprattutto in relazione alle soluzioni tecnologiche, dal momento che le proiezioni statistiche sembrano individuare già ora carenze strutturali di operatori nel prossimo futuro. 

Difficile capire come procedere tuttavia di fronte ai confini sfuggenti delle responsabilità economico-finanziarie di tale innovazione: molto probabilmente alcuni cambiamenti dovranno collocarsi infatti nel mercato a pagamento delle famiglie. I provider di servizi per la LTC sanno bene però che il futuro del settore passa attraverso l'innovazione e si sta già muovendo verso quella direzione.

In conclusione, l'ambito Long Term Care in Italia rappresenta un business da non sottovalutare, ma che richiede una serie di cambiamenti, anche tecnologici e strutturali, che vanno seguiti ed applicati con attenzione ed impegno: nell'immediato futuro sarà necessario riflettere sulle capacità di investire ed attrarre competenze per lo sviluppo del settore.

 

Ringraziamo l'Università Bocconi ed il suo centro di ricerca CERGAS per i dati forniti dalla ricerca svolta e per l'attenzione alla divulgazione.

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