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Turismo sanitario: di cosa parliamo? Definito anche turismo medico o turismo medicale, è il fenomeno, in realtà non troppo recente, che spinge almeno 11 milioni di persone ogni anno a partire verso una nazione estera (o anche a spostarsi verso un'altra regione del proprio Paese) per ricevere i trattamenti medici più adeguati al proprio stato di salute.

Un business in costante crescita negli ultimi vent'anni, con un valore di circa 100 miliardi di dollari l'anno, che si fonda su una vasta complessità di fattori, come ricerca medica, qualità delle strutture ospedaliere e del personale, servizi di viaggio e ristorazione, regolamentazioni fiscali, relative ai visti e alla privacy e normative sull’accessibilità delle cure. 

 

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1. Turismo sanitario: perché partire?

A spingere pazienti di tutto il mondo anche oltre oceano è una grande varietà di esigenze: la ricerca di una migliore qualità della prestazione, tempi d’attesa più brevi, la possibilità di sottoporsi a cure legalmente inaccessibili in madrepatria, come trattamenti per la fertilità o con cellule staminali. 

Non ultima anche la motivazione economica, che produce dinamiche inaspettate: non sono infatti rari i cittadini di Paesi con un forte sistema di sanità privata, come gli Stati Uniti, che intraprendono viaggi verso nazioni economicamente meno sviluppate per sottoporsi a interventi e terapie altrimenti molto onerose, creando quella che alcuni studiosi definiscono una "globalizzazione inversa". 

Molto eterogenee anche le concause che hanno portato allo sviluppo del fenomeno: il costo sempre minore del trasporto aereo, ad esempio, ha reso alla portata di sempre più pazienti cure prima considerate inaccessibili. Fondamentale, inoltre, la disponibilità sempre maggiore di informazioni sul web, che alimenta il sostenuto ritmo di crescita del trend. 

 

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2. Il turismo medicale in Italia

E in Italia? Quale scenario si prospetta per il turismo medicale nel Bel Paese? Il DDL delega sul turismo, approvato dalla Camera lo scorso luglio, indica la possibilità di intercettare il trend anche qui. Secondo le stime dell’Osservatorio OCPS-SDA Bocconi l'Italia genera oggi un valore di circa 2 miliardi di euro, che secondo gli osservatori internazionali potrebbe arrivare a 4 con il miglioramento dell’offerta di servizi sanitari e turistici per gli stranieri.

Per il momento, ogni anno si registra l'arrivo di circa 5.000 stranieri - prevalentemente provenienti da Paesi Arabi, Russia, Svizzera, Balcani – per ricevere trattamenti specialistici in neurologia, cardiochirurgia, oncologia, chirurgia bariatrica e ortopedia, con una spesa media tra i 20 e i 70.000 euro, senza calcolare l'indotto turistico.

Contemporaneamente però si rileva anche un flusso negativo: sono 200.000 gli italiani che ogni anno varcano i confini, cercando prestazioni meno care soprattutto in relazione a chirurgia dentale, estetica e ricostitutiva o trapianto dei capelli. 

 

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3. Mobilità sanitaria interna: la situazione italiana

Non solo viaggi all'estero: il turismo medicale assorbe anche i flussi di mobilità interna dei vari Stati, di cui il quadro italiano rappresenta un caso estremo. Migliaia di pazienti si riversano infatti dalle regioni del Sud Italia in quelle del Nord, muovendo un flusso di denaro pari nel 2017 a 4,6 miliardi di euro. Dai dati risulta dunque che l’88% del saldo in attivo, ovvero di chi riceve pazienti, trasferisce denaro nelle casse di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, mentre il 77% di quello passivo, ovvero di chi “esporta” pazienti, pesa su Puglia, Sicilia, Lazio, Calabria e Campania. Tra i principali fattori dello spostamento spiccano liste d'attesa troppo lunghe e la percezione di una scarsa qualità dell'assistenza.

 

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