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Come ogni anno, il 17 Maggio, ricorre la Giornata Mondiale dell'Ipertensione Arteriosa (World Hypertension Day) promossa dalla World Hypertension League e sostenuta in Italia dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA). L'obiettivo è sensibilizzare le persone su tale patologia, invitandole a conoscerla e ad effettuare i controlli necessari. Non a caso, «Impara a conoscere e a controllare la tua ipertensione arteriosa» è lo slogan scelto per questa XV edizione.  

Ma cosa vuol dire soffrire di ipertensione arteriosa? quali i consigli per controllarla? A tal proposito, abbiamo rivolto alcune domande al nostro cardiologo, il dott. Luigi Gianturco, dell'U.O. Cardiologia Riabilitativa presso la ASST RHODENSE - Ospedale di Passirana.


Partiamo, quindi, col chiederle cosa si intende per Ipertensione?

Per definire l'ipertensione potremmo ritornare all'etimologia stessa del termine, iper-tensione, ossia una maggiore tensione, e quindi una maggiore rigidità dei vasi arteriosi (le "strade" che portano il sangue in circolo). Ecco perché spesso si parla di ipertensione arteriosa (aggiungendo questa seconda parolina "magica").
 
Parlava di "vasi più rigidi", ma perché ciò accade?
Innanzitutto scomodare il termine rigidità è stata, come premesso, una mia semplificazione in quanto mi si potrebbe obiettare che negli anziani possa accadere anche il contrario ovvero che le arterie perdano di elasticità. Quindi, chiarisco il punto: parlare di rigidità vuol dire parlare in termini più inclusivi di resistenze periferiche aumentate come trigger dell'ipertensione arteriosa. Ma tornando al perché ciò avviene, va detto che una grossa parte delle cause sta proprio nell'avanzare dell'età: i vasi "invecchiano" ed invecchiando perdono la loro elasticità ma al contempo le resistenze periferiche, poco fa citate, sono maggiori in virtù di fenomeni aterosclerotici (anche questi, spesso età-dipendenti) e/o a causa delle co-patologie (co-morbidità) presenti, quali ad esempio il diabete.

Chiriamo, invece, una questione: se sono un iperteso/a devo esser spaventato/a di più dalla pressione minima?
Ringrazio per la domanda in quanto mi consente di chiarire una "falsa credenza". La minima bandita per anni e anni è in realtà una pressione "meno cattiva" della sorella massima: nella pratica gli eventi cardiovascolari (ischemia, IMA, etc) e/o cerebrovascolari (TIA, ictus, etc) sono collegati a pressioni massime che sforano determinati range e pertanto il nostro obiettivo è contrastare la massima e non la minima (ovviamente a meno che non si abbiano valori di minima talmente alti da risultare un reale pericolo anch'essi).
 
Dato che ha parlato di valori ci può dire quali sono i valori "giusti" legati alla pressione?
A grandi linee bisogna avere la pressione arteriosa (PA) sotto 140/90 (140 di massima e 90 di minima) ma nei soggetti anziani il rischio è che, abbassando la massima come obiettivo fulcro, si vada ad incidere troppo sulla minima (che è molto collegata all'elasticità dei grossi/medi vasi arteriosi, la quale nella popolazione geriatrica tende a diminuire). Ma avere una minima al di sotto dei 60 mmHg comporta rischi additivi quali ad es. reni non adeguatamente perfusi. Ecco allora, che possiamo "accontentarci" (così ci dicono le ultime linee guida di riferimento) di un controllo pressorio meno "strong", tollerando per l'anziano fino a 150 o addirittura 160 di massima.
 
Ultima domanda e la lasciamo andare ai suoi pazienti. Quali terapie e/o farmaci vengono utilizzati come prima scelta e perché?
Apprezzo molto anche questa domanda poiché attraverso la stessa posso chiarire un altro "falso mito". Non esiste una tipologia di farmaco vincente per tutti. A tal proposito, le ultime linee guida ci sono venute in "soccorso" e hanno chiarito, attraverso vari studi, che agire con una terapia di combinazione (ovvero due molecole assieme ed ancor meglio se in associazione precostituita, ossia nella stessa pillola) sia notevolmente più efficace. Pertanto, quella potrebbe essere la via maestra, fatto salvo il caso di soggetti davvero privi di rischi additivi (es. soltanto ipertesi ma privi di diabete, dislipidemie, etc. e soprattutto molto spesso giovani) ove si potrebbe cavalcare a monte la prospettiva di una modifica consistente dello stile di vita prima di partire col vero trattamento della pressione arteriosa. Ma questo è vero se e solo se il grado di ipertensione è lieve e purtroppo non è evenienza così frequente.

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