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5' di lettura

Il 2020 sarà ricordato negli anni a venire come "l'anno del distanziamento sociale". Il coronavirus ci ha costretti a mantenere le distanze dai nostri affetti più cari, evitare i luoghi di ritrovo comuni, perfino a lasciare i nostri uffici per rifugiarsi all'interno delle proprie case. 

Viviamo in un'epoca dove non ci manca nulla, possiamo ottenere qualsiasi cosa con un semplice clic, soddisfare i nostri bisogni senza dover fare sforzi. Eppure, quello che fino a poco tempo fa ci sembrava la nostra normalità, quasi scontata per certi versi, adesso si sta trasformando in un'insolita forma di schiavitù digitale poiché per rimanere aggiornati e in contatto con il mondo esterno non possiamo fare altro che restare connessi

Quello che prima ritenevamo superfluo o comunque scontato, adesso acquisisce valore e si trasforma in necessità. 

 

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Ci è stato detto che restare a casa è l’arma più efficace ipotizzata finora per debellare il Coronavirus. Stiamo parlando soltanto di prevenzione e "tamponamento", una pratica non sostenibile nel lungo periodo. Si tratta di una pratica in fin dei conti, di norme da seguire per evitare di esporci concretamente al rischio di essere contagiati, che tuttavia non garantisce una protezione efficace e soprattutto duratura nel tempo. 

Se la prevenzione affidata al singolo non è sufficiente, è logico porsi alcune domande:

  1. sconfiggeremo mai questo virus? Se sì, come? 
  2. il vaccino è davvero l'unica soluzione?
  3. quando sarà disponibile? 

Ciò che ci auspichiamo è che il vaccino possa rappresentare davvero la soluzione definitiva a questo problema, e in questo articolo ti spieghiamo perché. 

 

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Il vaccino: perché è così importante

La risposta alle precedenti domande può essere racchiusa nella “pratica della vaccinazione”, ovvero una delle più importanti scoperte scientifiche nella storia della medicina, che nel corso della storia ha contribuito in maniera significativa ad incrementare l’aspettativa di vita della popolazione terrestre.

La vaccinazione è una pratica medica volta a stimolare il sistema immunitario del soggetto a cui viene somministrato un agente patogeno inattivato (nel nostro caso il Covid-19), incapace di indurre la malattia ma che riesce a suscitare la memoria immunitaria protettiva causata dal patogeno vero e proprio.

Il suo scopo è quello di imitare l’azione del batterio in modo da insegnare al nostro sistema immunitario a riconoscerlo ed essere pronto in caso di infezione.

 

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È una strategia di prevenzione che tutela la salute dell’individuo, riconosciuta in tutto il mondo. Il mondo scoprì la vaccinazione nel lontano 1796 con Edward Jenner, che utilizzò il vaccino come pratica preventiva contro il vaiolo, che dapprima si presentò sotto forma di malattia in grado di infettare bovini, ma non in maniera letale. Esso viceversa, era letale per l’uomo.

Jenner osservando i bovini che contraevano il vaiolo bovino e successivamente guarivano, notò che gli animali non contraevano mai il vaiolo umano. Così iniettò del materiale preso dalla pustola di vaiolo bovino in un bambino, ottenendo un riscontro positivo, in quanto la malattia non si sviluppò.

Significa che il virus viene iniettato nel nostro corpo?

I vaccini sono prodotti utilizzando una parte minima di agenti infettivi o batterici inattivi (o uccisi). Sono proprio loro che permettono il funzionamento del vaccino, in quanto scatenano la risposta immunologica dell’organismo. Infatti queste parti o sezioni di batteri presenti nei vaccini, non sono sufficienti a causare la malattia che rappresentano, ma il loro scopo unico è quello di suscitare la risposta del sistema immunitario. Perciò potete perlomeno tranquillizzarvi, in quanto una volta ultimato il vaccino e messo in produzione, esso permetterà di rendervi immuni al virus.

Lo scopo del vaccino non è soltanto quello di provocare la risposta immunitaria, ma il suo obiettivo è anche quello di provocare la cosiddetta “immunità di gruppo”.


Ciò significa che immunizzando la maggior parte della popolazione, anche gli individui non immunizzati hanno una minore probabilità di entrare in contatto con il virus. Si tratta di interrompere la catena di infezione con l’immunità di gregge. Generalmente per ottenere questa immunità serve almeno l’80% della popolazione vaccinata, ma per le malattie ad alto rischio di contagio, la percentuale sale sopra questa soglia.

Ci sono effetti collaterali?

Gli effetti collaterali causati da vaccino sono lievi e transitori. Comunemente dopo 1-2 giorni dalla vaccinazione, c’è la possibilità che possano presentarsi febbre e/o reazioni infiammatorie, in prossimità del sito di iniezione. Queste alterazioni sono di breve durata in genere.

Non è da escludere che ci sia la possibilità di manifestare reazioni gravi, come reazioni allergiche (shock anafilattico). Queste sono reazioni rarissime, e compaiono generalmente immediatamente oppure entro pochi minuti dalla vaccinazione, quindi il personale medico ben addestrato, saprà gestire e risolvere nel miglior modo possibile la reazione manifestata dal soggetto.

 

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Il vaccino contro Covid-19

Gli sforzi degli scienziati di tutto il mondo sono volti a cercare una soluzione in grado di sconfiggere il Coronavirus. La risposta si pensa sia nel vaccino, ma non è così facile produrne uno su scala mondiale e in tempi così ristretti.

Vediamo insieme i fattori riguardanti la situazione attuale.  

La procedura di preparazione di un vaccino è abbastanza complessa, ma è una pratica sicura. È una procedura che richiede studi, sperimentazioni, analisi, e soprattutto tempo.


Esatto, avete letto bene, perché per produrre il vaccino, serve del tempo, quello che oggi i medici non hanno, in quanto migliaia di persone continuano a morire ogni giorno a causa del Covid-19. Ecco perché per permettere ai medici di ultimare il virus, per adesso non possiamo fare altro che limitare le nostre “uscite”, aiutandoli nel nostro piccolo.

Oggi sviluppare un vaccino significa affidarsi completamente alla sanità mondiale: si punta infatti su una soluzione investendo gradi risorse, confidando che questa si riveli efficace nella lotta al Covid-19. Tutto il mondo si sta adoperando in questa ricerca così delicata, basti pensare che sono quasi 110 i potenziali vaccini in fase di valutazione sugli animali in laboratorio, e già da qualche tempo, hanno avuto inizio i test sull’uomo grazie a dei volontari. Attraverso questi test gli scienziati possono valutare la sicurezza di questi potenziali vaccini e la loro capacità di innescare una risposta immunitaria, in funzione della dose iniettata nel corpo dei volontari.

Un altro fattore molto rilevante da tenere in considerazione, è la vastità dei soggetti cui il vaccino deve essere sottoposto. Stiamo parlando dell’intera popolazione mondiale e non sappiamo quanto tempo servirà per permettere a tutti di beneficiare del vaccino.

In attesa che il vaccino sia ultimato, sono in corso delle cure sperimentali che prevedono la somministrazione di plasma dei guariti, nei pazienti affetti da Covid-19.


Attraverso questa somministrazione gli specialisti hanno constatato un rapido miglioramento nei pazienti che hanno contratto il virus. A detta dei medici, con questa modalità si ha l’analogo di un vaccino e la pratica si sta diffondendo attualmente con le dovute precauzioni in Italia, nelle località di: Pavia, Mantova, Lodi e Cremona.

In ultima istanza, dobbiamo pensare anche ai costi, in quanto parliamo di una produzione su scala mondiale mai vista in precedenza, ecco perché ci sarà una gara tra tutte le potenze mondiali per accaparrarsi lotti di vaccino, non appena sarà disponibile nel commercio mondiale, sia per somministrarlo a chi necessita, ma anche per cercare di replicarlo evitando i costi di acquisto.


Ciò che spaventa maggiormente la sanità mondiale sono i costi di riproduzione e i macchinari che permetteranno di ottimizzare i passaggi per la sua diffusione a livello mondiale.


Non mancano i fondi, si pensi infatti che Bill Gates (il miliardario cofondatore di Microsoft) è pronto ad assumersi parte dei costi di produzione di un vaccino contro il Covid-19, ed ha già preso contatti con alcune compagnie farmaceutiche.

I volontari ci sono, adesso attendiamo il vaccino.

I fattori e le tempistiche da valutare in questo contesto sono ampi, mutano continuamente e destabilizzando lo scenario della sanità mondiale. È proprio per questo motivo che dobbiamo essere pronti ad adattarci alle esigenze e alle sfide di questo particolare periodo.

Per adesso non ci resta altro che affidarci ai medici, ma possiamo essere loro d’aiuto rispettando tutte quelle accortezze affinché ci sia una corretta prevenzione del virus; in fondo come dice il proverbio: “prevenire è meglio che curare”.

 

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