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Cataratta secondaria: dai sintomi alla cura

Scritto da Dott.ssa Paola Perria | 22-giu-2023 6.00.00

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La cataratta secondaria è una complicanza post operatoria di interventi di chirurgia oculare per cataratta primaria con sostituzione del cristallino. Si verifica in quasi il 50% dei casi entro 5 anni dall’operazione e provoca sintomi simili a quelli della cataratta primaria. 

Ecco cosa troverai in questo articolo:

  1. Cos’è la cataratta secondaria?
  2. Quali sono i sintomi caratteristici della cataratta secondaria?
  3. Qual è la causa della cataratta secondaria?
  4. Come si cura la cataratta secondaria?
  5. Posso fare qualcosa per prevenire la cataratta secondaria?

1. Cos’è la cataratta secondaria?

La cataratta secondaria, più propriamente definita come fibrosi capsulare o opacizzazione della capsula anteriore, è una comune complicanza di interventi di chirurgia oculare per cataratta primaria

La cataratta secondaria, infatti, è un processo degenerativo che interessa la capsula anteriore della lentina artificiale impiantata nell’occhio per sostituire il cristallino danneggiato. Nel decorso post operatorio questa capsula può opacizzarsi e dare sintomi visivi analoghi a quelli della cataratta primaria. Per questo, la cataratta secondaria si presenta solo nelle persone operate per cataratta primaria.1,2 

2. Quali sono i sintomi caratteristici della cataratta secondaria?

La cataratta secondaria si presenta con sintomi molto simili a quelli del disturbo originario, ovvero della cataratta primaria, che sia stata curata con sostituzione del cristallino. Pertanto, la persona che ne viene colpita  può sperimentare disturbi visivi quali:

  • visione offuscata, opaca e annebbiata;
  • difficoltà nel mettere a fuoco sia gli oggetti lontani che vicini;
  • aloni intorno alle luci;
  • difficoltà nella percezione dei colori e nel distinguere i contrasti;
  • fotosensibilità (fastidio alla luce intensa). 

Le persone che abbiano subito un intervento di facoemulsificazione per cataratta primaria e sostituzione del cristallino opacizzato con una lente intraoculare biocompatibile, devono stare molto attente all’insorgenza di sintomi visivi nei mesi e negli anni successivi all’operazione. Una vista appannata con scarsa sensibilità nella percezione dei contrasti cromatici può, infatti, far sospettare una cataratta secondaria.1,2

3. Qual è la causa della cataratta secondaria?

La cataratta secondaria è causata dall’opacizzazione della parte posteriore della capsula che contiene il cristallino artificiale impiantato dopo un intervento di cataratta primaria. Questa struttura è fatta di tessuto membranoso trasparente, che, esattamente come il cristallino, deve consentire alla luce di passare attraverso di essa affinché possa arrivare alla retina a consentire la visione. 

Durante l’intervento di facoemulsificazione per la correzione della cataratta primaria, la parte retrostante della capsula viene lasciata integra per poter contenere la lentina artificiale. Tuttavia, durante il decorso post operatorio in alcuni casi questa struttura può essere interessata da un processo di fibrosi, ovvero di migrazione di cellule epiteliali residue del precedente cristallino verso di essa. Queste cellule nel tempo possono accumularsi sulla superficie della capsula posteriore fino a ricoprirla, e in tal modo creare delle zone opache, che ostacolano il passaggio delle onde luminose e causano un annebbiamento della vista. 1,2

Il processo fibrotico che porta alla cataratta secondaria può essere molto rapido e verificarsi nei giorni e nelle settimane successive all’operazione per cataratta primaria, o lento e progressivo, tanto da impiegare diversi anni, fino a cinque, per generare dei sintomi visivi.

4. Come si cura la cataratta secondaria?

L’unica cura disponibile per la cataratta secondaria è la capsulotomia yag laser, un intervento di chirurgia oculare rapido, mininvasivo, indolore e sicuro che consente di ripristinare pienamente la capacità visiva. 

La tecnica yag laser va a creare un foro nella tonaca capsulare posteriore del cristallino artificiale in modo da permettere alla luce di arrivare intatta alla retina e consentire in tal modo la messa a fuoco delle immagini. La capsulotomia yag laser si esegue ambulatorialmente e dura pochi minuti. 

Vediamo tutti i passaggi dell’intervento:

  • il primo step prevede la dilatazione della pupilla con un collirio midriatico. L’instillazione può essere rinnovata fino ad ottenere una dilazione soddisfacente;
  • si instilla o nebulizza anche un collirio anestetico;
  • sull’occhio si applica una speciale lente a specchio che serve allo/a oftalmologo/a per osservare distintamente le strutture oculari interessate e dirigere il laser esattamente nel punto della capsula da forare;
  • il raggio laser viene puntato verso la capsula posteriore del cristallino per praticare un’incisione e creare un’apertura da cui la luce possa passare e arrivare alla retina senza ostacoli. 

A questo punto l'intervento di capsulotomia è terminato, la cataratta secondaria viene risolta e la visione torna limpida nel giro di un paio di giorni.1,2,3

Subito dopo aver subito una capsulotomia yag laser il protocollo prevede una breve attesa precauzionale in ambulatorio, in caso si presentassero effetti avversi. Lo/a oftalmologo/a misura la pressione intraoculare e verifica che tutti i parametri siano nella norma. Dopodiché è possibile rientrare a casa, purché accompagnati, e riprendere le normali attività con un po’ di prudenza. 

Il/la oftalmologo/a in questi casi fornisce precise indicazioni su ciò che si può fare e ciò che è vietato nei primi giorni del post intervento. In questa fase delicata è necessario usare un collirio antinfiammatorio. Sebbene il recupero pieno della vista sia rapido e richieda giusto qualche giorno di pazienza, molte persone osservano nel campo visivo la comparsa di “corpi mobili”, residui fibrosi fluttuanti che, però, scompaiono in poco tempo. 

Eventuali altre complicanze della capsulotomia yag laser per la cura della cataratta secondaria sono estremamente rare e tra queste si annoverano: distacco di retina, aumento della pressione intraoculare, dislocazione del cristallino artificiale. In ogni caso cruciali sono i controlli oculistici post operatori, da schedulare a cadenza regolare sia nel breve che nel lungo termine, che consentono di intercettare qualunque anomalia nel momento in cui insorga, e di risolverla con prontezza. 2,3

5. Posso fare qualcosa per prevenire la cataratta secondaria?

Prevenire la cataratta secondaria è quasi impossibile, perché neppure gli/le oftalmologi/e sono in grado di predire chi tra i pazienti operati per cataratta primaria sia più a rischio di fibrosi capsulare. Esistono delle condizioni pre intervento di cataratta che possono però presentare delle criticità maggiori ed evolvere con più frequenza in cataratta secondaria. 

Persone diabetiche, operate per glaucoma o per patologie della retina prima dei 60 anni, sono sicuramente più vulnerabili alle complicanze post intervento per cataratta primaria. Infatti, sebbene la cataratta primaria sia più frequente nelle persone over 60, la fibrosi capsulare è paradossalmente più comune nelle persone con un’età inferiore. 

Tuttavia, non esiste un modo per evitare che si verifichi l’opacizzazione della capsula posteriore del cristallino perché il processo fibrotico non si può bloccare. L’unica precauzione è quella di sottoporsi regolarmente ai controlli oculistici dopo un intervento di cataratta primaria per monitorare la salute oculare e il decorso post operatorio.1,2

Bibliografia

  1. Cleveland Clinic, Posterior Capsular Opacification  (Ultimo accesso 12.06.20230)
  2. UCF Health, What are Secondary Cataracts? (Ultimo accesso 12.06.2023)
  3. AAO, What is a Posterior Capsulotomy? (Ultimo accesso 12.06.2023)