<img height="1" width="1" src="https://www.facebook.com/tr?id=2062155644083665&amp;ev=PageView &amp;noscript=1">

12' di lettura

Cinquant’anni fa la maggior parte dei pazienti non aveva accesso a informazioni inerenti all'ambito della salute e Internet non era ancora disponibile. Oggi, invece, siamo tutti abituati ad un mondo iper connesso, dove le informazioni sono a portata di click.

Il paziente di oggi si documenta online: quando si accorge di avere un sintomo insolito o per scoprire cosa aspettarsi dall'esame EGC prenotato mercoledì alle 14.00 al centro diagnostico vicino casa, si rivolge al cosiddetto Dott. Google per reperire le informazioni di cui ha bisogno, prima ancora di rivolgersi al proprio medico.

Il medico, sopratutto quello di base, rimane comunque uno dei primi punti di contatto e fonte di informazione affidabile, tuttavia Internet è diventato un nuovo strumento di informazione sempre più importante.

In questo contesto il peso dei social media e del web per la comunicazione sanitaria è cresciuto in modo consistente tanto da chiedersi
: se l'informazioni sulla salute avviene sempre più spesso online, quale deve essere il ruolo delle istituzioni e in che modo i medici possono prendere attivamente parte ai discorsi sulla salute che avvengono sui principali motori di ricerca e social media?

Ne abbiamo parlato con Eugenio Santoro, membro del Comitato Scientifico di Ihealthyou e esperto in Digital Health, che da diversi anni si interroga su queste problematiche.

1    Qual è stata la scintilla che le ha fatto intraprendere il suo percorso professionale?
2    Possiamo parlare di un nuovo modello di comunicazione della salute? Quali gli scenari futuri?
3   Quali consigli per sfruttare al meglio i social media e raggiungere le nuove generazioni in modo efficace?
4    Come arginare il fenomeno dilagante delle fake news in ambito sanitario?
5    Come fare per adottare un linguaggio molto più vicino alle persone?
6    In conclusione

 

Social-media-eugenio-santoro.008

 

1. Qual è stata la scintilla che le ha fatto intraprendere il suo percorso professionale?

Mi sono interessato ad Internet e alla medicina nella seconda metà degli anni 90, più o meno congiuntamente con la possibilità di utilizzare Internet su “banda larga”, anche se la banda larga di allora si basava su modem piuttosto lenti rispetto alla velocità a cui siamo oggi abituati. 

Avendo la possibilità di prendere parte a diversi congressi negli Stati Uniti, mi sono reso conto che a breve, anche in Italia, avremmo sentito parlare sempre più spesso del fenomeno del web 2.0 e nello specifico l'uso di strumenti partecipativi da cui, successivamente, sono nati i social network che tutti noi utilizziamo quotidianamente. 

Un tempo, erano pochi gli approfondimenti disponibili in Italia poiché ci si aggiornava solo ed esclusivamente sui pochi blog di settore americani esistenti. Per questo motivo, ho deciso di approfondire la mia conoscenza dell'argomento e cercare di capire come questi strumenti, tra cui i social media, potessero essere impiegati, in ambito professionale, a supporto della formazione e della pratica clinica

Questi sono stati gli spunti per iniziare a scrivere prima alcuni articoli su argomenti relativi alla ricerca clinica e all’informatica medica e successivamente un volume dal titolo “Web 2.0 e social media in medicina”,

Da quel momento, l'interesse è sempre stato crescente verso i temi relativi all'impiego delle nuove tecnologie, in particolare dei social media, delle applicazioni, dei wearable in campo medico. Tutto questo, ovviamente, era finalizzato all'ottenimento di prove sulla reale efficacia di queste tecnologie nel mondo scientifico. 

Il passo successivo è stato l'approfondimento delle terapie digitali, nell'ambito della digital health, argomento al quale mi sono interessato negli ultimi anni poiché fondamentale nel garantire il giusto connubio tra salute e digitale.

 

Social-media-eugenio-santoro.001

 

2. Possiamo parlare di un nuovo modello di comunicazione della salute? Quali gli scenari futuri?

Possiamo parlare di un modello, ma dobbiamo fare molta attenzione al modo in cui ne parliamo. 

Sono diversi gli studi che negli ultimi mesi dimostrano come sia difficile saper comunicare argomenti di tipo medico scientifico su questa piattaforma. 

Ad esempio, i risultati pubblicati sul Journal of Medical Internet Research di una ricerca effettuata per valutare la qualità dell’informazione su TikTok, hanno evidenziano che i video pubblicati dagli operatori sanitari sono risultati essere quelli con meno “like”, meno commenti e meno condivisioni

Infatti, nonostante la presenza di alcune istituzioni sanitarie (come OMS), il loro volume di ascolti è basso, probabilmente perché non utilizzano un linguaggio che è proprio della piattaforma. 

Bisogna trovare un compromesso fra quelle che sono le potenzialità dello strumento e la credibilità dell'istituzione.

Sebbene la qualità complessiva delle informazioni su TikTok sia accettabile, TikTok potrebbe non soddisfare pienamente le esigenze di informazioni sanitarie degli utenti e dovrebbero prestare attenzione quando utilizzano TikTok come fonte di informazioni relative alla salute.


Da studi svolti e da altri che stiamo conducendo in questo periodo, vediamo confermati diversi fatti: una presenza di fake news piuttosto accentuata, una limitata presenza di istituzioni e soprattutto un coinvolgimento da parte dell'utenza molto più orientata verso chi sa fare “confezionare bene dei video” su TikTok ma che spesso non è non è del mestiere sanitario.

L’obiettivo non è far sì che l'istituzione utilizzi un linguaggio non consono alla sua natura, bensì riuscire a diffondere i video: credo che il problema non sia tanto farli ma sia quello di diffonderli.

 

Social-media-eugenio-santoro.005

 

 

3. Quali consigli per sfruttare al meglio i social media e raggiungere le nuove generazioni in modo efficace?

Quanto la scarsa diffusione dei contenuti sia legato al fatto che, le istituzioni e i professionisti, non utilizzino appieno gli strumenti messi a disposizione da TikTok o quanto gli utenti di TikTok diffidino delle istituzioni, è difficile dirlo.
Forse, per, alcune campagne, il coinvolgimento di influencer che abbiano “a cuore il problema” potrebbe aiutare a diffondere meglio i messaggi delle istituzioni. 

L’utilizzo di TikTok, o in generale del social media, deve far parte di una strategia di marketing e di comunicazione ben delineate. Infatti, dovrebbe essere organizzata una campagna di comunicazione più ampia avendo ben chiari quali sono gli obiettivi, le modalità, i tempi e gli strumenti da impregnare.
Bisogna abbandonare l’idea di pubblicare post estemporanei ma creare progetti ad-hoc. 

 

ihealthyou-community-salute

 

4. Come arginare il fenomeno dilagante delle fake news in ambito sanitario?

Le fake news impattano sulle decisioni di molte persone e per questo motivo sono da considerarsi molto pericolose quando riguardano tematiche legate alla salute e spesso non è facile distinguerle tra milioni di informazioni. 

La disinformazione in ambito medico può avere risvolti drammatici, per questo motivo, le aziende che si occupano di salute per arginare il fenomeno delle fake news dovrebbero dotarsi di personale competente.

Spesso chi scrive di queste cose sono persone che hanno scritto fino al giorno prima di cronaca, spettacolo o costume.

Su queste tematiche è importante che chi è chiamato a scrivere conosca gli argomenti di tipo medico scientifico

Questo vale sia per media tradizionali sia per la comunicazione sui i social media dove a queste competenze devi aggiungere ovviamente anche le competenze di chi sa scrivere e utilizzare i social professionalmente.

Bisogna quindi dotarsi di comunicatori scientifici che sanno operare bene anche sulle piattaforme di social media. 

 

 

Social-media-eugenio-santoro.007

 

5. Come fare per adottare un linguaggio molto più vicino alle persone?

È sempre difficile, da parte di chi è del settore, quindi medico e ricercatore, calarsi nei panni di chi lo deve ascoltare. Sicuramente uno sforzo da parte loro è richiesto, soprattutto nel cercare di utilizzare un linguaggio più semplice.

È difficile poter utilizzare un linguaggio che si adatti bene allo strumento e devo dire che in Italia in questi due anni, tra alti e bassi, abbiamo visto che però c'è stata una risposta sotto questo punto di vista piuttosto confortante. 

C’è chi si è messo in gioco e lo ha fatto utilizzando anche le piattaforme social al di là dello stile si è fatto sentire cercando di fare chiarezza. 

L’obiettivo dei medici e dei ricercatori è quello di adottare le piattaforme social per arrivare più vicino alle persone e combattere per esempio le fake news. 

 

ihealthyou-community-salute

 

6. In conclusione

Da molti anni i social media hanno iniziato a modificare il modo di comunicare la salute. 

Secondo te quali possono essere le soluzioni per fare questo? Se vuoi puoi risponderci scrivendoci alla mail redazione@ihy-ihealthyou.com.

Non perderti le altre interviste con Serena Barello e gli altri membri del nostro Comitato Scientifico!

Non perderti le interviste agli altri membri del nostro Comitato Scientifico! Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Ihealthyou e per restare sempre aggiornato sui temi della salute.


New call-to-action