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All'interno del blog di Ihealthyou abbiamo già parlato di prevenzione delle malattie cardiovascolari e di ictus, ma come riconoscere gli altri sintomi cardiaci?

Quando pensiamo alle malattie del cuore, la nostra mente richiama infatti subito l'infarto cardiaco, una delle patologie più frequenti e diffuse, di cui spesso però si fraintendono i sintomi. Come riconoscere un infarto? A quali altre patologie o disturbi del cuore dobbiamo prestare attenzione?

Per rispondere a queste domande, abbiamo intervistato il Dott. Luigi Gianturco, Medico Chirurgo specializzato in Cardiologia che ci ha aiutati ad approfondire la conoscenza delle tipologie e delle forme di questi disturbi. Con lui riconoscerli è diventato facile...come l'ABC!

 

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Che cos'è l'infarto? Quali sono le sue caratteristiche?

Con infarto si indica la morte di un tessuto o di un organo, che si verifica in concomitanza con una prolungata ischemia dei tessuti, un fenomeno che impedisce agli organi interessati di ricevere l'adeguato apporto di sangue e ossigeno dalla circolazione arteriosa a loro dedicata.

Quello che viene generalmente indicato come infarto cardiaco interessa il tessuto muscolare del cuore (anche detto miocardio) e rappresenta la più comune causa di morte dei Paesi sviluppati. La morte del tessuto colpito (chiamata anche necrosi) se l’evento non ha avuto un esito fatale, viene riparata attraverso un processo di cicatrizzazione, che fa però perdere all'organo una parte della sua funzionalità.

 

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Quali sono i sintomi dell'Angina pectoris e come riconoscerla

Iniziamo il nostro alfabeto del cuore con questo primo disturbo: la famigerata angina pectoris.

A come angina, quindi. Anche detta dolore al petto o dolore toracico, può manifestarsi con varianti a livello epigastrico (ovvero nella zona dell'epigastrio, la parte centrale della metà superiore dell'addome tra coste e ombelico) oppure a livello mandibolare. Si correla alla paura di un evento coronarico o sindrome coronarica acuta, ovvero quella serie di sintomi e segni che insorge a causa di un restringimento delle arterie coronarie, causato nella maggior parte dei casi dall'aterosclerosi.

Per il cardiologo o clinico in genere è essenziale avere a mente alcuni tratti caratteristici fondamentali di questo dolore. Innanzitutto il medico deve tenere conto della specificità della sede del dolore (il petto o alternative meno comuni) e di come si irradia

Oltre a questo, il medico deve tenere conto della tipologia di dolore, che può essere, tra le altre, gravativo, quando trasmette una sensazione di pesantezza e pressione nella parte del corpo interessata, costrittivo quando appare come una morsa che stringe il petto oppure urente quando trasmette una sensazione di bruciore. In base a questo si può, infatti, indirizzare, oltre a quella cardiologica, anche la diagnostica differenziale, il procedimento che tende ad escludere fra varie manifestazioni simili in un dato soggetto quelle che non comprendono l'insieme di sintomi e segni che si sono riscontrati durante gli esami, fino a comprendere quale sia quella corretta.

I sintomi dolorosi dell'angina possono essere espressione della coronaropatia (acuta o cronica), di una pericardite acuta (in altre parole l'infiammazione dell'involucro di rivestimento del cuore) dove prevale la tipologia urente tendenzialmente ma anche di patologie non cardiache, come quelle dell'esofago (acute, subacute o croniche) oppure di una dissezione acuta del "tubo" aortico.

 

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Fiato corto o dispnea: cos'è e come riconoscerne i sintomi 

Proseguiamo il nostro alfabeto con la B di breathless ovvero "senza respiro" o meglio "fiato corto" o dispnea. Anche qui la diagnostica differenziale ricopre un ruolo fondamentale tra i compiti del medico che indaga la problematica. Spesso infatti una difficoltà nella respirazione viene osservata prima dal  cardiologo che dal pneumologo, lo specialista dei polmoni. 
 
Come mi insegnava un mio caro maestro all'Università La Sapienza di Roma, si respira infatti con i polmoni e non con il cuore ma dato che i due organi condividono la stessa "casa" (ovvero la gabbia toracica) spesso i due amici-nemici si influenzano a vicenda e lo fanno soprattutto in senso negativo.

 

 
Ovvio pertanto che si debba sempre ricercare la causa principale a monte: da un punto di vista della cardiologia potrebbe essere uno scompenso cardiaco piuttosto che una valvulopatia o un'altra cardiopatia (per esempio dilatativa o ipertrofica).
 
 

Cardiopalmo: cos'è e come riconoscerlo

Arriviamo quindi alla fine della nostra breve carrellata sui sintomi del cuore!
 
C come cardiopalmo ovvero la sensazione soggettiva nonché fastidiosa del battito cardiaco, poiché esso risulta accelerato (tachicardia) e/o non ritmico (aritmia). Anche qui è sempre opportuno andare alla ricerca delle eventuali cause scatenanti di un sintomo cardiologico: citiamo ad esempio delle anemie che generano tachicardie e/o tachiaritmie piuttosto che disturbi della tiroide che spesso sono correlati ai cosiddetti fenomeni extrasistolici.
 
Questi ultimi possono essere di relativa importanza, come i battiti prematuri (=extrasistoli) specie se sopra-ventricolari e/o non complessi né frequenti, oppure possono divenire un sintomo cardiovascolare importante e cruciale, specie nei soggetti anziani e fragili.
 
Ed in questa fascia di pazienti il "palcoscenico" che la fa da padrone è sicuramente la fibrillazione atriale (FA) di cui abbiamo discusso in precedenza sempre all'interno del nostro blog.
 
 
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Dr. Luigi Gianturco
Autore

Dr. Luigi Gianturco

Laureatosi a Roma in Medicina e Chirurgia, si è dunque specializzato in Cardiologia sempre nella capitale, mentre a Milano, dove da anni lavora, ha ottenuto un Master di II livello in Ecocardiografia Clinica. Ha ricoperto il ruolo di Aiuto presso l'Unità di Cardiologia dell'Ospedale Galeazzi, ove ha maturato anche un'esperienza in qualità di Vice Direttore Sanitario. Tra le attività collaterali si segnala il suo essere membro della Commissione Medica AIA-FIGC

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