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5' di lettura

Molte persone avvertono sensazioni di fastidio e problemi alla vista dopo un’esposizione prolungata a uno schermo digitale, che sia quello del computer, del tablet o dello smartphone.

I dispositivi digitali ormai sono irrimediabilmente insiti nella nostra quotidianità, tant’è che ogni giorno siamo soggetti ad utilizzarli (a volte esageratamente) rendendoci più vulnerabili alle conseguenze di questa pratica. 

Prima tra tutte, la Computer Vision Syndrome (CVS), ovvero la sindrome da affaticamento dell’occhio digitale.

1   Cos'è la Computer Vision Syndrome?
2   Quali sono i dispositivi digitali più usati dagli italiani?
3   Smart working e Computer Vision Syndrome: le ripercussioni
4   Come prevenire la Computer Vision Syndrome lavorando in smart working?

 

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1. Cos'è la Computer Vision Syndrome?


Per Computer Vision Syndrome (CVS) intendiamo in realtà una vasta gamma di sintomi fisici e visivi, riconducibili alla visualizzazione frequente e prolungata degli schermi digitali.

I sintomi variano a seconda della persona e delle abitudini, i più comuni sono:

  • Affaticamento degli occhi;

  • Mal di testa;

  • Visione offuscata;

  • Visione doppia;

  • Occhi asciutti;

  • Dolore al collo, alle spalle o alla schiena.

Questi possono essere causati da diversi fattori: dalla scarsa illuminazione, alle distanze di visione improprie, alla postura scorretta, ai problemi di vista non corretti o a una combinazione di questi e altri fattori.

 

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2. Quali sono i dispositivi digitali più usati dagli italiani?

 

Le modalità e i tempi di utilizzo dei digital device rappresentano, in realtà, il fattore più preoccupante. 

Infatti, risulta che i Boomers (i nati tra il 1946 e il 1964), la Gen X (1965-1980) e i Millennials (1981-1996), ovvero la maggioranza degli attuali lavoratori, spenda circa 9 ore al giorno davanti ai dispositivi digitali. 

In particolare, Secondo il report 2021 di We Are Social, i più usati sono:

  • Smartphone (97%);

  • Personal Computer (PC), (74%);

  • Tablet (55%);

  • Videogiochi (39%);

  • Smartwatch (25%);

  • Virtual reality device (3,7%)

 

 

3. Smart working e Computer Vision Syndrome: le ripercussioni

 

D’altra parte, l’esposizione prolungata agli schermi digitali è una diretta conseguenza del delicato momento che stiamo vivendo da due anni a questa parte: la pandemia da Covid-19.

Il lockdown e le restrizioni hanno chiaramente incentivato la diffusione dello smart working, della DAD (didattica a distanza) e dell’utilizzo prolungato dei social media, rendendo le persone più inclini a soffrire di disturbi legati alla CVS.

In particolare, il Prof. Matteo Piovella, Presidente della SOI (Società Italiana di Oftalmologia), parla della sindrome da occhio secco in relazione al rischio di scarsa lacrimazione, dovuto all’alta concentrazione visiva richiesta dallo smart working e dalla DAD, in risposta alla crisi pandemica. 

Inoltre, come evidenziato dalla ricerca svolta da Carla Lanca e Seang-Mei Saw, pubblicata sulla rivista internazionale Ophthalmic & Physiological Optics (OPO), è già riscontrabile una diretta correlazione tra il recente aumento dei casi di miopia nella fascia dagli 8 ai 13 anni e l’inizio della pandemia.

 

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4. Come prevenire la Computer Vision Syndrome lavorando in smart working?

 

Per fortuna non bisogna allarmarsi troppo: esistono diversi modi per prevenire e per curare la CVS, oltre che (più in generale) per dare sollievo agli occhi:

 

  • La regola del 20-20-20. Per ogni 20 minuti passati davanti allo schermo, fare una pausa di 20 secondi e cercare di osservare qualcosa (qualsiasi cosa) a circa 20 metri di distanza.

  • Mantenere la giusta distanza dallo schermo. Ma qual è? Quella ideale è a “un braccio di distanza”, ovvero dovresti riuscire a dare il cinque al tuo schermo;

  • Regolare la posizione dello schermo. Dev’essere esattamente davanti al proprio viso e leggermente più in basso rispetto ai nostri occhi (idealmente, a 15/20 gradi dal livello degli occhi);

  • Utilizzare la giusta illuminazione. Bisogna evitare l’abbagliamento, in particolare l’illuminazione ambientale o dalle finestre, che contrastano con la luce dello schermo affaticando gli occhi;

  • Personalizzare le impostazioni di visualizzazione del computer. Per esempio, aumentando le dimensioni dei caratteri o anche riducendo l’intensità dei colori sul proprio schermo. È possibile farlo regolando la quantità di luce blu emessa dal display;

  • Sbattere spesso le palpebre è un’ottima abitudine per idratare gli occhi e ridurre il rischio di secchezza oculare.

  • Utilizzare occhiali per pc con lenti a luci blu. Possono essere acquistati con o senza prescrizione medica, riuscendo a ridurre del 90% i riflessi sui nostri occhi. 

 

In ultima analisi, è sempre consigliabile sottoporsi a un esame oculistico. Lo specialista valuterà la presenza e il livello di gravità dei sintomi proponendo eventualmente degli occhiali da riposo o consigliando dei cambiamenti nello stile di vita.

 

Eccoci giunti alla fine del nostro articolo. 

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