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Il meningococco (Neisseria meningitidis) è un patogeno che venne formalmente descritto alla fine del XIX secolo, ma la malattia vera e propria fu descritta già nel 1805 a Ginevra quando si verificò un’epidemia determinata da questo microrganismo che avendo una scarsa resistenza alle variazioni di temperatura e all’essiccamento  sopravvive solo per pochi minuti fuori dall’organismo.
Esistono 13 diversi tipi (detti sierogruppi) di meningococco, ma solo sei causano meningite: A, B, C, W e Y sono i sierogruppi più frequenti, mentre il tipo X è più raro e lo si ritrova in particolare in Africa.
Il meningococco di sierogruppo C è il più aggressivo, mentre in Europa e in Italia il sierogruppo B è il più frequente.

La meningite, causata anche dal meningococco C, è una malattia infettiva in cui si verifica l’infiammazione delle meningi, cioè le membrane che proteggono il sistema nervoso centrale, quindi il cervello e il midollo spinale. Si tratta di una malattia che può avere delle conseguenze molto severe per il paziente, persino metterne a rischio la vita.

In questo articolo, approfondiremo in particolare il sierogruppo più aggressivo ovvero il meningococco C. Approfondiremo il tema della trasmissione tra persone e spiegheremo quali vaccinazione sono attualmente disponibili come strumento di prevenzione.

1    Meningococco C: come si trasmette e i numeri in Italia
2    La meningite da meningococco C
3    I sintomi della meningite di tipo C
4    Il trattamento della meningite da meningococco C
5    I contatti e la sorveglianza
6    L'importanza del vaccino come prevenzione

 

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1. Meningococco C: come si trasmette e i numeri in Italia

Il meningococco è presente in modo particolare a livello del naso e della gola anche senza che si manifestino sintomi, infatti generalmente i soggetti definiti "portatori sani" sono asintomatici (2-30% della popolazione).

La presenza del batterio in un soggetto non è strettamente correlata all'aumento del rischio di meningite o di altre patologie severe. 

La trasmissione avviene da una persona ad un'altra attraverso l'emissione delle sostanze  secrete dalle mucose respiratorie con un periodo di incubazione media di 3-4 giorni (ma che può variare da 2 fino a 10 giorni).

 

I portatori sani sono il principale veicolo di trasmissione del meningococco, mentre solo in pochissimi casi il patogeno è trasmesso da persone affette da malattia. Tuttavia, anche dopo aver iniziato la terapia antibiotica, i portatori del batterio possono essere ancora contagiosi. 

Inoltre, anche se la contagiosità è bassa, il meningococco C può dare origine a focolai d'infezione che potrebbero causare una epidemia.

 

I dati sulla sorveglianza delle meningiti batteriche pubblicati dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) riportano che in Italia nel 2019 sono stati segnalati 189 casi di malattia invasiva da meningococco; nel 2018 e 2017 ne sono stati segnalati 170 e 197 rispettivamente. I dati relativi al 2019 sulla malattia invasiva, mostrano un'incidenza maggiore nei neonati fino a 12 mesi di età e nei bambini di 1-4 anni, registrando un lieve calo rispetto a stime in anni precedenti.

Nei giovani adulti con età tra i 15 e i 24 anni, l’incidenza si è mantenuta stabile. In Europa sono principalmente diffusi il meningococco di tipo B e C, mentre il sierogruppo Y e A sono più comuni negli Stati Uniti e in Asia, rispettivamente. 

 

2. La meningite da meningococco C

La manifestazione clinica che caratterizza le infezioni da meningococco C è la meningite, che causa sintomi simili a quelli che si riscontrano in altre meningiti di origine batterica. Nel 10-20% dei casi, la malattia ha un decorso fulminante e può portare alla morte del paziente persino in poche ore nonostante venga somministrata una terapia specifica.
Questo può avvenire in quanto è possibile andare incontro a sepsi meningococcica, ossia una condizione molto severa conseguente alla diffusione del meningococco attraverso il circolo sanguigno. Il paziente manifesta febbre alta, ipotensione, macchie rosse sulla pelle, insufficienza da parte di uno o più organi con una compromissione tale da portare al decesso.
Secondo i dati riportati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), una percentuale compresa tra l'8 e il 14% dei pazienti con meningite può andare incontro a morte per tale malattia. laddove nono viene somministrato tempestivamente un trattamento mirato, il tasso di mortalità sale fino al 50%.

 

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3. I sintomi della meningite di tipo C

Non è semplice riconoscere i sintomi della meningite da meningococco C, da un lato perché variano in base all'età del paziente, dall'altro perché sono spesso simili a quelli influenzali, come mal di testa, eccessiva stanchezza e sonnolenza, inappetenza. Se però dopo 2-3 giorni questi sintomi dovessero aumentare di intensità allora è il caso di indagare più attentamente per accertarsi che non si tratti di meningite. Esistono comunque alcuni sintomi caratteristici della meningite che possono presentarsi o meno contemporaneamente:

  • febbre elevata (oltre 37,5°)
  • nausea e vomito
  • rigidità della nuca
  • piccole macchie di colore rosso-viola (petecchie) sulla superficie del corpo (sintomo specifico della meningite meningococcica).

Nei neonati possono non essere molto evidenti e possono, invece, manifestarsi:

  • scarso appetito, irritabilità
  • pianto continuo
  • rigidità del corpo
  • rigonfiamento delle fontanelle (giunzioni delle ossa della testa non ancora saldate completamente).

In caso si riconoscano uno o più di questi sintomi è fondamentale rivolgersi tempestivamente al proprio medico o al pronto soccorso più vicino, in modo che lo staff medico possa appurare o escludere la presenza di meningite.

 

4. Il trattamento

Laddove sia confermata la presenza di una meningite causata dal meningococco C o se le condizioni della persona sono gravi oppure quando vi è anche solo il sospetto di una meningite meningococcica, viene somministrata immediatamente una terapia a base di antibiotici poiché la meningite batterica progredisce rapidamente e mette a rischio la vita del paziente. In alcuni casi anche i corticosteroidi rappresentano una opzione di trattamento, in particolare per la riduzione di un possibile edema cerebrale.
I pazienti con forme non particolarmente severe di meningite possono trovare beneficio nel consumo di moltissimi liquidi, nel riposo e nell’assunzione di farmaci per abbassare la febbre e ridurre il dolore. Quando la malattia si presenta con sintomi gravi, i pazienti devono essere ricoverati in ospedale in modo da ricevere un trattamento mirato e per essere monitorati attentamente.

 

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5. I contatti e la sorveglianza

Per limitare il rischio di nuovi casi di meningite nelle persone che sono state a contatto con il malato, è importante che esse effettuino una profilassi con antibiotici.
In generale, devono essere considerati i conviventi inclusi i soggetti che:

  1. hanno condiviso la stessa classe a scuola o lo stesso ambiente di lavoro (la stessa stanza);
  2. chi ha dormito o mangiato spesso nello stesso spazio del malato;
  3. le persone che potrebbero aver avuto un contatto con la saliva del paziente (attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti, giocattoli) nei sette giorni precedenti la comparsa dei sintomi;
  4. i sanitari che sono stati direttamente esposti al materiale escreto del paziente per esempio durante manovre di intubazione.
La sorveglianza dei soggetti venuti in contatto con il malato è essenziale e viene effettuata nei 10 giorni successivi all'esordio dei sintomi del paziente allo scopo di identificare ed eventualmente trattare tempestivamente possibili ulteriori casi. 
Nel nostro Paese, un sistema di sorveglianza dedicato alle meningiti batteriche è stato attivato nel 1994 ed è stato successivamente ampliato nel 2007 affinché fossero incluse tutte le malattie invasive da meningococco, oltre che da pneumococco ed emofilo, (altri agenti patogeni responsabili della meningite). La sorveglianza, coordinata dal Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (DMI-ISS), è estesa a tutto il territorio nazionale ed è finalizzata a guidare strategie di sanità pubblica, quali la prevenzione tramite vaccinazione di queste malattie

 

7. L'importanza del vaccino come prevenzione

La vaccinazione rappresenta lo strumento di prevenzione più efficace in quanto consente di ridurre il rischio di avere danni permanenti, oltre che di mortalità, che può causare una infezione da meningococco ed in particolare di sierotipo A, B, C, Y, W-135. 

Attualmente è disponibile il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C che garantisce una protezione solo dal meningococco di tipo C

Negli ultimi cinque anni si è osservata una riduzione costante della diffusione della meningite e questo anche grazie al piano vaccinale specifico.


Indicativamente tutte le persone possono essere vaccinate, a meno che si siano manifestate reazioni allergiche gravi a sostanze presenti nel vaccino o a dosi dello stesso vaccino ricevute in precedenza.

Inoltre, come tutte le vaccinazioni in generale, anche queste contro il meningococco C devono essere temporaneamente rinviate se il bambino (o la persona) presenta una malattia acuta con febbre o se il suo stato di salute non è buono.

Il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 prevede i vaccini anti-meningococco, che sono offerti in forma gratuita ai soggetti esposti ad un maggior rischio di infezione.

Ulteriori informazioni sulla vaccinazione sono disponibili nell'articolo dedicato al tema.

Se invece vuoi approfondire le diverse tipologie di meningite ti invitiamo a leggere la scheda del Dizionario della salute.



Fonti  
  1. NCBI. Meningitis MESH. (Data ultimo accesso 06.10.2021)
  2. Epicentro. Malattie batteriche invasive (sepsi e meningite). Data ultimo accesso 06.10.2021)
  3. Liberi dalla meningite. Meningite: Prevenire la meningite è possibile. (Data ultimo accesso 06.10.2021)
  4. SIN Società Italiana di Neurologia http://www.neuro.it/ (Data ultimo accesso 06.10.2021)
  5. Greenlee JE. introduzione alla meningite. Manuale Merck 2020.
  6. Epicentro. Sorveglianza nazionale delle malattie invasive da meningococco, pneumococco ed emofilo e delle meningiti batteriche. (Data ultimo accesso 06.10.2021)
  7. Meningite Cosa c’è da sapere. Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità (ISS) e
    Agenzia italiana del farmaco (AIFA), 2017

Chiara Mossali
Autore

Chiara Mossali

Medical writer e consulente in ambito healthcare. Laureata in Biotecnologie. Esperienza nell’ambito della ricerca di laboratorio e nella ricerca clinica. Da circa 10 anni mi occupo di comunicazione e consulenza nel settore healthcare curando progetti e contenuti per medici e pazienti.