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10' di lettura

Forse mai come durante questa pandemia si è parlato, purtroppo, di terapia intensiva.

Abbiamo ormai fatto l’abitudine al “bollettino” serale dei contagi e dei ricoveri nei reparti ordinari e in terapia intensiva.
E chi è malato, ricoverato, diventa parte di una cifra, parte di un gruppo; il gruppo di quelli che passano un periodo della loro vita in un “reparto ordinario” o il gruppo di quelli che, purtroppo, sono gravi si trovano in terapia intensiva
Esiste però un altro gruppo, un’altra cifra di cui purtroppo nessuno parla. È un gruppo di persone silenziose che, uscite dalla terapia intensiva (covid o non covid), è tornata a casa e cerca di riprendere in mano la propria vita.
E sì perché, in Italia pochi lo sanno e ancora meno se ne parla, dopo un lungo ricovero in terapia intensiva si ha bisogno ancora di cure intensive. Si parla di sindrome da post terapia intensiva

Da qui l'idea di un gruppo di infermieri di terapia intensiva di creare un portale, Postintensiva.it, dedicato proprio alla sindrome da post terapia intensiva.

Cerchiamo allora di fare un po' di chiarezza su questo argomento insieme a Sergio Calzari, uno dei creatori di Postintensiva.


In questo articolo potrai approfondire:

1    Il paziente durante la terapia intensiva
2    Cos'è la sindrome da post terapia intensiva?
3    Quanto si sa della sindrome da post terapia intensiva?
4    Umanizzazione della terapia intensiva

 

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1. Il paziente durante la terapia intensiva 

Prima di parlare di sindrome post terapia intensiva e quindi degli effetti di un ricovero prolungato in terapia intensiva è importante sapere a cosa è soggetto un paziente che si trova in questa unità operativa.

Il paziente in terapia intensiva è sottoposto a:

  1. lunghi periodi di sedazione, in cui la persona è immobile nel letto (ogni due o tre ore gli infermieri di terapia intensiva, se possono, cambiano la posizione);
  2. una respirazione tramite un ventilatore artificiale,
  3. nutrizione artificialmente tramite sondino,
  4. somministrazione di liquidi per via endovenosa,
  5. somministrazione di antibiotici,
  6. assunzione di farmaci anti infiammatori.

E si potrebbe continuare così citando vari “macchinari aggiuntivi” cui il paziente è collegato tramite cateteri o cannule.

Si comprende quindi come un ricovero prolungato è molto impattante sulla
vita del paziente (e della sua famiglia) e la sua ripresa richiede moltissimi sforzi.

 

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2. Cos'è la sindrome da post terapia intensiva?

La sindrome da post terapia intensiva( PICS), termine coniato dalla Society of Critical Care Medicine nel 2010 identifica quelle “menomazioni” causate proprio dal ricovero in terapia intensiva.

Quando finalmente la polmonite da covid (o altra patologia che ha causato il ricovero in terapia intensiva) è sconfitta, dopo magari tre o quattro settimane, la persona lascerà la terapia intensiva, biologicamente guarita (o quasi) ma spesso iniziano a emergere altre problematiche : disturbi psicologici, cognitivi, fisici che
si raggruppano, appunto, sotto il nome di sindrome da post terapia intensiva.
Spesso le persone che lasciano la terapia intensiva iniziano a sperimentare ansia, depressione anche grave o addirittura sviluppano una sindrome da stress post traumatico. Alle volte hanno problemi di memoria, difficoltà a concentrarsi, inappetenza, deficit muscolari.

 

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3. Quanto si sa della sindrome da post terapia intensiva?

Quasi mai la PICS viene riconosciuta e presa in carico. I professionisti stessi la conoscono molto poco e i medici più solerti intervengono trattando i singoli problemi separatamente.
Quello che manca è una presa in carico del problema con una “regia” in grado di intervenire contemporaneamente su più fronti, valutando ogni singola situazione nel suo insieme, intervenendo non solo sul paziente, ma anche sulla famiglia che molto spesso si trova a dover assume il ruolo di caregiver senza avere le conoscenze e le competenze necessarie per far fronte a questa condizione.


Ecco perché è nato il portale postintensiva.it , un sito web creato da un gruppo di infermieri di terapia intensiva che si sono resi conto di quanta poca informazione (alle famiglie) e formazione (ai professionisti della salute) ci sia sulla sindrome da post terapia intensiva.
Postintensiva vuole informare le famiglie, formare e provare a creare una rete di professionisti che possa occuparsi del paziente che lascia la terapia intensiva.

 

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4. Umanizzazione della terapia intensiva

Altro aspetto importantissimo è quello dell’umanizzazione della terapia intensiva: già durante il ricovero si devono mettere in atto strategie per migliorare l’outcome e ridurre l’incidenza della sindrome da post cure intense.

Postintensiva promuove ad esempio il diario paziente di terapia intensiva per ridurre gli effetti psicologici del ricovero. Tale strumento consente al paziente di ricostruire quanto accaduto, di prendere consapevolezza e di affrontare in maniera più serena il periodo di convalescenza.
L’umanizzazione della terapia intensiva deve necessariamente passare anche attraverso modelli che pongano al centro il paziente e la sua famiglia. Ecco perché postintensiva promuove il modello di terapia intensiva aperta in cui i familiari possano stare accanto al proprio caro durante uno dei momenti più duri
della vita.


Postintensiva è sempre alla ricerca di infermieri, operatori sanitari, familiari di pazienti o ex pazienti che vogliano collaborare a diffondere un’idea di umanizzazione che speriamo si radichi sempre di più nei nostri ospedali.

Non esitare quindi a contattarci per entrare anche tu a far parte di Postintensiva e aiutarci a promuovere una corretta informazione sulla sindrome da post terapia intensiva.


Sergio Calzari
Autore

Sergio Calzari

Sergio Calzari, classe 1979, consegue il diploma universitario per infermiere nel 2001 presso l’Università degli Studi di Milano. A marzo 2020 crea il portale postintensiva.it con lo scopo di divulgare l’idea di umanizzazione della terapia intensiva e di informare i pazienti e i loro familiari riguardo la sindrome da post terapia intensiva (PICS).

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