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La clamidia rappresenta la più diffusa infezione sessualmente trasmessa di origine batterica nel Mondo. Si contrae attraverso rapporti sessuali non protetti con persone infette, ma se una donna incinta contrae la clamidia può, a sua volta, trasmetterla al feto

Ecco cosa leggerai in questo articolo:

  1. Quali sono le modalità di trasmissione della clamidia?
    1. Rapporto sessuale
    2. Dalla madre al feto
  2. Quali sono i fattori di rischio per la trasmissione della clamidia?
  3. Come capire se un uomo ha la clamidia?
  4. Come capire se una donna ha la clamidia?
  5. Come proteggersi dalla trasmissione della clamidia?
  6. Cosa fare se si è stati esposti al rischio di trasmissione?

Campione positivo per la clamidia

 

1. Quali sono le modalità di trasmissione della clamidia?

Le modalità di trasmissione della clamidia sono due: attraverso rapporti sessuali non protetti, o direttamente da madre infetta a feto. La prima è di gran lunga la modalità di contagio più frequente. Vediamo come conoscere, e prevenire, le situazioni a rischio nelle quali è possibile ammalarsi e diffondere una delle più insidiose e sottovalutate infezioni veneree

1.2 Rapporto sessuale

La clamidia rientra nelle Infezioni a trasmissione sessuale poiché il veicolo di contagio del batterio sono i fluidi corporei come sperma e secrezioni vaginali. Pertanto, una persona infetta può trasmettere la clamidia tramite rapporti e pratiche sessuali non protette di ogni tipo, ad esempio:

  • durante il rapporto penetrativo, perché il batterio passa dal pene alla vagina, e viceversa;
  • durante un rapporto anale, perché il batterio passa dal pene all’ano e viceversa;
  • durante un rapporto orale, perché il batterio passa dall’organo genitale maschile o femminile alla mucosa orale;
  • attraverso lo scambio di sex toys in cui siano presenti fluidi vaginali o sperma infettati dal batterio;
  • raramente anche per via oculare. Potrebbe, infatti, capitare che accidentalmente sperma o secrezioni vaginali infetti entrino in contatto con l’occhio della persona sana, causando una congiuntivite batterica. Anche quella è una forma di clamidia sessualmente trasmessa.1 

2.2 Dalla madre al feto

La seconda modalità di trasmissione del batterio della clamidia si attua da madre a feto. Una persona incinta che abbia contratto l’infezione prima o durante la gravidanza può contagiare il/la bambino/a proprio durante il parto, attraverso il contatto con i suoi fluidi vaginali. In questi casi, quindi, il/la neonato/a può presentare alla nascita sintomi di congiuntivite batterica nel 30-50% dei casi, o di polmonite nel 10-20% dei casi.2,3 

 

2. Quali sono i fattori di rischio per la trasmissione della clamidia?

Tutte le persone che abbiano una vita sessuale attiva sono potenzialmente a rischio di clamidia. Particolarmente vulnerabili sono i/le teenager e i ragazzi e ragazze  sotto i 25 anni sia per ragioni biologiche che comportamentali poiché tendono ad essere meno prudenti nelle loro pratiche sessuali. Persone di ogni età, hanno un alto rischio di contrarre la clamidia praticando sesso orale o anale non protetto specialmente se cambiano spesso partner sessuali indipendentemente dal loro orientamento. Pertanto, dovrebbero sottoporsi al test per clamidia ogni anno:

  • adolescenti e giovani (in particolare donne) sotto i 25 anni che abbiano una vita sessuale attiva;
  • le donne incinte;
  • le persone eterosessuali, omosessuali o bisessuali che abbiano una vita sessuale attiva e fattori di rischio quali: nuovi partner, più partner sessuali, partner che abbiano avuto contatti con persone infettate dalla clamidia.3

Vi è infine un fattore di rischio legato all’etnia. Persone di origine africana con la pelle scura tendono ad infettarsi con maggiore facilità rispetto a persone di origine caucasica o latina.1

 

3. Come capire se un uomo ha la clamidia?

Se sei un uomo, e hai contratto la clamidia, potresti non capirlo perché l’infezione risulta asintomatica nel 50% dei casi. Pertanto potresti scoprirlo solo attraverso il test. Tuttavia, nella restante metà dei casi, gli uomini si accorgono di essere stati contagiati dalla batterio della clamidia perché possono sperimentare sintomi riconducibili ad una uretrite batterica (infiammazione dell’uretra):

  • perdite acquose o purulente dal pene;
  • bruciore durante la minzione;
  • sensazione di irritazione e fastidio ai genitali. 

Meno frequentemente la clamidia nell’uomo può condurre a infiammazione dei testicoli (epidimedite) con sintomi quali ingrossamento e dolore. 1,2,3 

 

Uomo in bagno con segni di infiammazione alle vie urinarie

 

 

4. Come capire se una donna ha la clamidia?

Se sei una donna, analogamente a quanto accade per gli uomini, potresti non capire di aver contratto la clamidia. Nelle donne, infatti, l’infezione resta quasi sempre asintomatica (fino all’80% dei casi), ed è per questa ragione che è così insidiosa. 

I danni all’apparato riproduttivo femminile, sebbene “silenziosi”, possono essere gravi e irreversibili. Vediamo però come riconoscere la clamidia qualora la malattia si presentasse sintomatica nelle settimane successive al contagio:

  • sintomi di cervicite, infiammazione della cervice riconoscibile dalle perdite filamentose simili a muco di odore sgradevole, sanguinamento intraciclico, dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia);
  • sintomi di uretrite (infezione urinaria) quali: bruciore durante la minzione (disuria), aumento dello stimolo alla minzione, pus nelle urine, senso di tensione o dolore al basso ventre.

Esistono poi dei segni clinici uguali per uomini e donne: se la clamidia è stata trasmessa con un rapporto anale si possono avere sintomi di proctite con dolore rettale e perdite di muco/sangue dal retto; se il contagio è avvenuto con rapporto orale si potrebbe manifestare una faringite batterica con sintomi tipici tra cui mal di gola e linfonodi ingrossati. Infine, se la via di trasmissione è oculare, la clamidia potrebbe essere causa di congiuntivite con arrossamento oculare, fotofobia e irritazione.I sintomi della clamidia esordiscono da una a tre settimane dopo la trasmissione del batterio patogeno. 

Da segnalare, infine, una rara complicanza della clamidia, che può colpire uomini e donne: la Sindrome di Reiter, infezione sistemica multiorgano che si manifesta con sintomi di artrite, uretrite, congiuntivite e sintomi cutanei.2

 

5. Come proteggersi dalla trasmissione della clamidia?

Ci sono due modi per proteggersi completamente dalla clamidia riducendo a zero le possibilità di contagiarsi:

  • non avere nessun tipo di contatto sessuale;
  • avere relazioni sessuali strettamente monogame a lungo termine.

Entrambe queste scelte di vita non sono tuttavia praticabili, né desiderabili, per la maggior parte delle persone. Per tale ragione, dal momento che parliamo di una malattia venerea, il modo migliore per proteggersi dalla clamidia è quello di usare sempre un condom (maschile o femminile come il femidom) per ogni tipo di rapporto/pratica sessuale, inclusi quelli in cui vi sia uno scambio di sex toys.3 

 

Donna con sintomi del mal di gola

6. Cosa fare se si è stati esposti al rischio di trasmissione?

Quando esista il sospetto o, semplicemente, la possibilità di essere stati/e contagiati/e dalla clamidia, anche in assenza di sintomi, la cosa da fare è sottoporsi ai test molecolari specifici. Si tratta di analisi di laboratorio che si effettuano su campioni biologici a scelta (in base alla possibile via di trasmissione del batterio) tra:

L’attendibilità di questi test è elevatissima (fino al 98% di sensibilità), per cui è possibile scoprire con certezza se si è stati contagiati dalla clamidia. In caso di positività, è necessario che tutte le persone che abbiano avuto contatti sessuali con la persona infetta si sottopongano al test. La clamidia è una malattia facilmente curabile, ma è indispensabile scoprirla tempestivamente anche se asintomatica. Per questo è meglio fare il test ogni anno se si sono avuto rapporti sessuali a rischio o non si è certi di essere riusciti/e a proteggersi completamente. Una misura precauzionale che vale ancora di più per le donne incinte, le quali possono trasmettere l’infezione anche al feto.1,2,3 

Bibliografia

  1. Cleveland Clinic, Chlamydia (Ultimo accesso 14.06.2023)
  2. Epicentro Istituto Superiore Sanità, Clamidia (Ultimo accesso 14.06.2023)
  3. CDC Chlamydia, Basic Fact Sheet (Ultimo accesso 14.06.2023)

Dott.ssa Paola Perria
Autore

Dott.ssa Paola Perria

Giornalista e medical writer, si occupa, da oltre dieci anni, di contenuti divulgativi per il web focalizzati su sanità, alimentazione, stile di vita e benessere con un taglio inclusivo.