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12' di lettura

La bronchite acuta è generalmente diagnosticata tramite la valutazione clinica dei segni e dei sintomi riferiti dal paziente e la vista medica, seguite se necessario dalla radiografia del torace.
Gli antibiotici possono essere prescritti per trattare la bronchite acuta e, anche se nel caso della bronchite virale il loro utilizzo non dovrebbe essere previsto, non essendo spesso possibile una distinzione, vengono comunque utilizzati in modo precauzionale, in pazienti con quadri clinici complessi.

È importante ricordare che la bronchite acuta può essere causata sia da virus che da batteri, ma non esistono esami che consentano una diagnosi differenziale. Solitamente i sintomi durano per due settimane, ma possono manifestarsi anche fino a due mesi. Se la problematica persiste, è possibile si tratti di bronchite cronica che ha generalmente un’origine e un trattamento molto diversi da quella acuta.

In questo articolo approfondiremo:

1    L'uso degli antibiotici nel trattamento della bronchite
2    Come avviene la scelta dell'antibiotico per la bronchite da parte del medico
3    Effetti indesiderati degli antibiotici per la bronchite
4    L'antibioticoresistenza: un fenomeno a cui fare attenzione

 

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1. L’uso degli antibiotici nel trattamento della bronchite

La terapia per la bronchite acuta è costituita generalmente da analgesici (farmaci contro il dolore), antipiretici (farmaci da assumere in caso di febbre), farmaci per la tosse e fluidificanti.

Gli antibiotici vengono prescritti nel caso il medico sospetti una infezione batterica, poiché la terapia antibiotica non è efficace in caso di bronchite virale.
Infatti, è stato dimostrato, oramai da decenni, che non vi è un importante beneficio nell’uso di antibiotici per la cura della bronchite virale che in genere si risolve spontaneamente in circa 12-15 giorni.

Ad ogni modo, le classi di antibiotici più utilizzate che il medico può prescrivere per la bronchite acuta sono:

  • classe delle penicilline. Agiscono in particolare sui batteri definiti Gram-positivi (chiamati così perché assumono una specifica colorazione a un particolare reagente) e hanno la funzione di impedire la formazione della parete cellulare dei batteri causandone la morte;
  • classe dei chinoloni. Scoperti intorno al 1960, i chinoloni sono stati ampiamente utilizzati come antibiotici per più di cinque decenni per la loro elevata potenza, ampio spettro di attività (agiscono su diversi tipi di batteri), formulazioni convenienti e elevate concentrazioni a livello sierico nel sangue. Recentemente l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) e anche quella italiana (AIFA) hanno emesso una raccomandazione per un uso più appropriato e circoscritto di questo antibiotico per evitare effetti indesiderati e per limitare lo sviluppo di resistenze, quindi la possibilità che un batterio non sia più “attaccabile” da tale antibiotico;
  • classe dei macrolidi. Vengono scelti ad esempio se il paziente è allergico alle penicilline e agiscono impedendo la riproduzione dei batteri. Una controindicazione al loro utilizzo è rappresentata dal fatto che possono interagire con altri farmaci assunti dal paziente aumentando il rischio di effetti collaterali.

Bisogna ricordare che assumere un antibiotico quando non necessario, non solo non aiuterà a risolvere il problema di salute, ma espone la persona ad effetti collaterali che potrebbero causare danni.

 

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2. Come avviene la scelta dell’antibiotico per la bronchite da parte del medico

La scelta dell’antibiotico da prescrivere, da parte del medico, è costruita su un’ampia valutazione generale della situazione e del paziente. Il medico dovrà valutare:

  • la tipologia di infezione, ovvero quale famiglia batterica la stia provocando. Siccome in alcuni casi, come quello della bronchite, è difficile che si riesca ad individuare esattamente, si preferisce un antibiotico ad ampio spettro. Questo significa che l’antibiotico risulterà efficace contro diverse tipologie di batteri, generalmente quelli più frequenti;
  • la gravità dell'infezione;
  • i possibili effetti collaterali;
  • l’età del paziente e il suo stato immunitario (quindi la sua capacità di reagire all’infezione naturalmente aiutando il farmaco ad agire);
  • le possibili allergie del paziente al principio attivo dell’antibiotico;
  • il costo del farmaco e quindi la possibilità per il paziente di completare tutta la terapia;

Questi sono solo alcuni dei fattori che il medico prende in considerazione, ma la valutazione è molto ampia e personalizzata in base alla situazione di ogni patologia e al paziente. Anche l’ipotesi di efficacia della cura, la sua durata e la precauzione di evitare la resistenza antibiotica, sono importanti criteri di selezione del farmaco.

Il medico sarà molto scrupoloso nella scelta, soprattutto per non esporre il paziente a possibili effetti collaterali in una situazione che non sia di assoluta necessità.

Quando si inizia l’assunzione della terapia antibiotica è fondamentale non interrompere il trattamento o prolungarlo senza indicazione medica (generalmente un trattamento è in media di 5 giorni). Il fattore temporale è strettamente legato con l’efficacia della cura.

È necessario sottolineare che per pazienti con particolari condizioni di salute (ad esempio patologie concomitanti o salute fragile) il medico possa comunque stabilire la necessità di una copertura antibiotica a scopo precauzionale per non aggravare ulteriormente il quadro clinico; ma tale approccio resta comunque riservato a casi particolari.

 

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3. Effetti indesiderati degli antibiotici per la bronchite

Gli antibiotici sono in molti casi farmaci salvavita e, sebbene sia fondamentale limitarne l’uso, esistono situazioni di necessità in cui avere accesso alla terapia antibiotica può essere la discriminante sull’esito di una patologia.
Nei casi in cui sia necessaria la loro assunzione è bene conoscere quali siano gli effetti avversi in cui è possibile incorrere.
Innanzitutto, come ogni sostanza o farmaco, esiste la rara possibilità che un individuo sia allergico al principio attivo e qualora si verificasse la reazione anafilattica, è fondamentale rivolgersi immediatamente al medico.
Esistono poi gli effetti collaterali riportati sulla scheda del farmaco, che possono essere più o meno gravi ed interessare diversi organi e apparati.
In ultimo, è importante sottolineare che esistono anche effetti indesiderati comuni, generalmente passeggeri, che colpiscono la maggior parti di coloro i quali assumano questi medicinali:

  • alterazione della flora batterica intestinale: nausea, diarrea, difficoltà digestive;
  • candidosi (infezione da Candida albicans);
  • fotosensibilità (fastidio dato dalla luce);
  • acufeni (disturbi all’udito).

 

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4. L'antibioticoresistenza: un fenomeno a cui fare attenzione

Già Alexander Fleming, dopo aver scoperto la penicillina, ipotizzò che il fenomeno delle resistenze dei batteri agli antibiotici si sarebbe sviluppato in conseguenza al loro utilizzo.
L’uso degli antibiotici ha rivoluzionato la medicina e la vita dell’uomo consentendogli di guarire da malattie che un tempo erano spesso fatali. Il loro abuso o l’uso ingiustificato determinano una pressione selettiva che fa emergere, moltiplicare e diffondere ceppi resistenti a questi farmaci.
Questo significa che gli antibiotici perdono di efficacia verso quei batteri, anche molto pericolosi per la vita dell’uomo, da cui ci hanno salvato 100 anni fa.
Questo fenomeno è più frequentemente legato alle strutture sanitarie dove l’ambiente e l’uso massiccio di antibiotici ne favoriscono l’insorgenza.
La strada per la risoluzione di questo problema è ancora lunga, ma l’attenzione a livello mondiale è molto alta. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in occasione dell’Assemblea Mondiale della Sanità (2015), ha diramato addirittura il Piano d’Azione Globale (GAP) per contrastare la resistenza antimicrobica, nell’ambito del quale sono previsti cinque obiettivi strategici con le seguenti finalità:

  • aumentare la consapevolezza su questo tema sia del personale sanitario che della popolazione generale;
  • rafforzare il sistema di sorveglianza;
  • migliorare il sistema di prevenzione e controllo;
  • ottimizzare l’utilizzo degli antimicrobici sia per la salute umana che animale;
  • aumentare il sostegno alla ricerca e all’innovazione.

Secondo l'ultima analisi disponibile del 2016, l’Italia, tra i Paesi Europei, si attesta purtroppo agli ultimi posti per l’andamento della resistenza antibiotica. Siamo infatti terzultimi nella classifica OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e l’impegno per migliorare le performance del nostro Paese dovrebbe essere molto più ampio.

 
Fonti

1    Bronchitis. (Ultimo accesso 29/11/2021)
2    Smith SM, Fahey T, Smucny J, Becker LA. Antibiotics for acute bronchitis. Cochrane Database Syst Rev. 2017 Jun 19;6(6):CD000245. doi: 10.1002/14651858.CD000245.pub4. PMID: 28626858; PMCID: PMC6481481.
3    Braman SS. Chronic cough due to acute bronchitis: ACCP evidence-based clinical practice guidelines. Chest. 2006 Jan. 129(1 Suppl):95S-103S.
4    Fleming A. Nobel Lecture: Penicillin. 1945
5    Antibioticoterapia nella riacutizzazione di bronchite cronica e polmonite comunitaria:
valutazione clinica e strategia di intervento. (Ultimo accesso 29/11/2021)
6    Antibiotico-resistenza. (Ultimo accesso 29/11/2021)
7    Global action plan on antimicrobial resistance. (Ultimo accesso 29/11/2021)
8    Antibiotics. (Ultimo accesso 29/11/2021)


Chiara Mossali
Autore

Chiara Mossali

Medical writer e consulente in ambito healthcare. Laureata in Biotecnologie. Esperienza nell’ambito della ricerca di laboratorio e nella ricerca clinica. Da circa 10 anni mi occupo di comunicazione e consulenza nel settore healthcare curando progetti e contenuti per medici e pazienti.

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