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Secondo il Rapporto Annuale al Parlamento sulla Celiachia del 2017, sarebbero oltre 200mila gli italiani a soffrire di questo disturbo alimentare con un’incidenza statistica pari all’1% della popolazione e un incremento medio annuale di circa 10.000 diagnosi. Dato, secondo il Ministero della Salute, ampiamente sottostimato: infatti, si sospetta che in quasi mezzo milione di persone la malattia non sia stata ancora diagnosticata.

Quali sono dunque gli aspetti più importanti da conoscere di questa malattia “sommersa”? Come riconoscerla? Ne parliamo in questo articolo.

 

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Cos’è la celiachia?

La celiachia è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue scatenata dal contatto con una sostanza contenuta in alcuni alimenti: il glutine.

Il glutine è un complesso proteico presente in alcuni cereali; tra queste proteine ve n’è una in particolare, definita prolammina, che è causa dell’effetto tossico per i celiaci. Il contatto con questa proteina va a causare infiammazione nell’intestino e atrofia dei villi intestinali con conseguente malassorbimento di alcuni nutrienti. I sintomi principali si manifestano come diarrea, talvolta calo ponderale, associazione con malattie autoimmuni e comparsa di diabete. Si possono presentare tuttavia sintomi multiformi come ad esempio disfunzioni epatiche, dermatologiche, reumatologiche ed oncologiche.

Come comportarsi in caso di sospetta celiachia?

La prima regola è NON eliminare il glutine dalla dieta prima di avere la certezza di essere celiaci. I prodotti commerciali senza glutine, pur essendo importanti per un soggetto celiaco, contengono solitamente più lipidi, utilizzati al posto del glutine come additivi. Prima di modificare la propria alimentazione è quindi opportuno avere la certezza di essere celiaci tramite esami del sangue specifici e biopsia dell’intestino tenue per determinare l’atrofizzazione dei villi intestinali.

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Quale alimentazione seguire in caso di celiachia?

In caso di diagnosi di celiachia sarebbe opportuno prendere contatto con l’Associazione Italiana Celiachia (AIC) per un maggiore supporto e aiuto nella scelta degli alimenti. In secondo luogo è necessario prestare attenzione ai prodotti acquistati leggendo sempre le etichette riportanti gli ingredienti. Si ricorda infatti che il glutine viene spesso utilizzato come additivo. Alcuni prodotti riportano direttamente la dicitura “no glutine” o il marchio spiga barrata che indica un alimento sicuro per il celiaco.

I cereali permessi sono: riso, mais, miglio, sorgo, teff, quinoa, amaranto, grano saraceno e fonio.

Da eliminare invece frumento, farro, orzo, cous-cous, kamut, bulgur, segale, spelta e triticale.

L’avena è un cereale a rischio di alta contaminazione, per questo motivo sarebbe opportuno consumarla unicamente come ingrediente dei prodotti senza glutine presenti nel Registro Nazionale del Ministero della Salute.

La dieta senza glutine deve seguire le regole di sana alimentazione evitando un eccesso di lipidi, limitando i prodotti commerciali, evitando cibo “spazzatura”, variando i cereali permessi e apportando un buon introito di fibre, minerali e vitamine.

Soprattutto la dieta senza glutine deve essere seguita per tutta la vita, senza eccezioni e imparando a gestire i momenti più complicati (feste di compleanno, cenoni, ecc.), magari con l’aiuto di un professionista.

Focus su allergia al grano e gluten sensivity: quali differenze con la celiachia?

L’allergia al grano si manifesta con i sintomi tipici allergici tra cui esacerbazione di dermatite atopica e esofagite eosinofila, ovvero quando il cibo si blocca nell’esofago.

La diagnosi si può ottenere tramite prick test, il quale potrebbe però dare falsi positivi in caso di allergia alle graminacee, o tramite challenge, ovvero ingerendo l’allergene in un ambiente ospedaliero controllato.

Diversa è la gluten sensivity che si manifesta dopo un pasto ricco in glutine con sensazione di pesantezza, astenia, cefalea e dolori addominali.

Si differenzia dalla celiachia in quanto la mucosa intestinale non subisce danni, ma si può manifestare un aumento di linfociti nella lamina propria (sottile strato di tessuto connettivo che si trova sotto l’epitelio). Inoltre spesso gli esami del sangue non presentano markers sierologici e non vi sono geni associati come succede invece per nella celiachia.

Il trattamento prevede di eseguire il challenge (con circa 8g di glutine o un placebo, casualmente) dopo un mese di dieta senza glutine e valutare i sintomi in un ambiente controllato. In seguito si può ripetere la dieta senza glutine per una settimana e eseguire nuovamente il challenge.

Quindi cosa fare in caso di disturbi associati al glutine o al grano?

Innanzitutto bisogna valutare la presenza di celiachia, in caso di diagnosi negativa si va a valutare l’allergia al grano o la gluten sensivity.

In ogni caso va impostata un’alimentazione specifica, sana ed equilibrata che permetta di condurre una vita normale gestendo autonomamente la problematica.

 

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A cura di Dr.ssa Rebecca Regnoli - Dietista


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